“Generazione Covid”, occhio a quei giovani che stanno pagando le conseguenze della pandemia

giovedì 18 Marzo 16:14 - di Alessio Scocca
Generazione Covid

In questi complicati tempi di pandemia, c’è una fetta consistente di popolazione di cui spesso tutti parlano ma di cui nessuno si ricorda, ossia i giovani dai 18 ai 30 anni. Eppure, guardando all’aspetto prettamente sociale, le restrizioni necessarie al contenimento del virus hanno un impatto maggiore proprio sui giovani, che hanno visto cambiare totalmente le loro abitudini relazionali, con la pandemia che ha “spostato” letteralmente le gioie e dolori, gli amici e lo studio sulle piattaforme virtuali e sui social network. Senza tenere conto, poi, della profonda crisi occupazionale che serpeggia per questa categoria – già prima del Covid poco fortunata – e che ora vede ridursi ogni spiraglio lavorativo a causa della pandemia. Qualcuno ha deciso di comprendere cosa pensa la cosiddetta Generazione Covid. Lo hanno fatto altri giovani, nello specifico 201 studenti dell’Università dell’Insubria che hanno realizzato un’indagine sociologica mirata, coinvolgendo ragazzi di 109 province da ogni regione d’Italia – per l’85% di età compresa tra 18 e 25 anni – che, in questo modo, hanno potuto raccontare come stanno affrontando l’emergenza Covid e tutte le sue implicazioni dalla prospettiva di una generazione in bilico.

La Generazione Covid, i risultati dell’indagine

Come prevedibile, i risultati dell’indagine sottolineano come il 57% giovani intervistati stiano vivendo il Covid con angoscia e preoccupazione, seppur con un 40% che ha manifestato un notevole spirito di adattamento alla realtà. L’angoscia si riflette su diversi aspetti, con il 23% dei ragazzi che ha avvertito un netto peggioramento dei rapporti personali e sentimentali, messi ovviamente a dura prova dalla distanza obbligata delle misure anti-contagio. Il picco delle preoccupazioni, però, si raggiunge quando si parla di futuro: 84 giovani su 100 pensano che i livelli occupazionali peggioreranno mentre solo l’1,8 % ritiene possibile un miglioramento, con il 13,2 % che pensa che trasferirsi all’estero sia ormai una scelta obbligata epr trovare futuro.

Le ricadute reali sulla vita

In definitiva, nonostante il 63% della Generazione Covid dichiari di volersi adeguare al “nuovo mondo”, prevale scetticismo e rassegnazione. Tutti cercano una luce in fondo al tunnel, della cui esistenza, però, iniziano a dubitare ma alla cui costruzione, però, vorrebbero contribuire. Questa generazione, del resto, dovrebbe essere il pilastro e il motore della nuova Italia che verrà. È possibile non essere minimamente considerati se non in vecchi e nuovi slogan utili più a fare voti che ad altro? Al di là degli annunci, i giovani vogliono solo vedere ricadute reali sulla propria vita in termini occupazionali e sociali, con molti di questi che vorrebbero poter scegliere se abbandonare la propria terra e non essere obbligati a farlo. Questo passa per un ripensamento del sistema Paese di cui tanti parlano ma che nessuno mette realmente in pratica.

La Generazione Covid artefice del proprio futuro

L’indagine sociologica succitata, ci mostra una generazione si preoccupata sì, ma anche e soprattutto desiderosa di offrire il proprio contributo, diventando in piccola parte artefice del proprio futuro. La chiave di lettura è unire, non dividere, per trasformare le angosce dei giovani in opportunità e in una stabilità che troppo a lungo questi tempi hanno loro negato. Siamo al giro di boa, dopo la pandemia si dovrà scegliere se ascoltare una generazione intera e costruirne insieme il futuro o non cambiare nulla e arrendersi alla desertificazione del Paese.

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