Draghi firma il suo primo Dpcm, sarà in vigore dal 6 marzo. Ecco cosa si può e cosa non si può fare

martedì 2 Marzo 20:35 - di Eleonora Guerra
dpcm 6 marzo

Confermato il criterio dei colori e confermata l’impostazione generale delle restrizioni. Il Dpcm appena varato dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, il primo del nuovo premier, «è un decreto che prova a mantenere un impianto di conservazione nelle misure essenziali vigenti», come ha rivendicato il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel presentarlo. Dunque, anche stavolta è mancato l’atteso cambio di passo rispetto al governo precedente, a partire dalla forma scelta per l’adozione delle misure: quella del Dpcm, appunto. E così l’unica differenza davvero marcata sta nel fatto che Draghi si è guardato bene dal presentare il Dpcm a “reti unificate”, lasciando invece la parola ai ministri competenti e ai tecnici: oltre a Speranza, la responsabile degli Affari regionali Maria Stella Gelmini; il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro; il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli. Ecco, nel dettaglio, cosa prevede il Dpcm in vigore dal 6 marzo.

Il Dpcm in vigore dal 6 marzo al 6 aprile

Il Dpcm sarà in vigore dal 6 marzo al 6 aprile 2021. Fino al 27 marzo, è confermato il divieto già in vigore di spostarsi tra regioni o province autonome diverse, con l’eccezione degli spostamenti dovuti ai consueti motivi di lavoro, salute o necessità.

Scuole chiuse in zona rossa e a rischio nelle altre

Nelle zone rosse dal 6 marzo resteranno chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado, comprese infanzia ed elementari. La possibilità della didattica in presenza resta garantita solo per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali. Per quanto riguarda le zone arancioni e gialle, i presidenti delle regioni potranno disporre la sospensione dell’attività scolastica nelle aree in cui abbiano adottato misure più stringenti per via della gravità delle varianti; nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100mila abitanti nell’arco di 7 giorni; nel caso di una eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico. La decisione di spostare sui governatori la responsabilità della chiusura delle scuole è un punto particolarmente controverso, che è stato oggetto di uno scontro tra governatori ed esecutivo.

Sport e cultura: chi apre e chi resta chiuso

Nelle zone gialle il Dpcm conferma la possibilità per i musei di aprire nei giorni infrasettimanali, garantendo un afflusso controllato. Dal 27 marzo, sempre nelle zone gialle, è prevista l’apertura anche il sabato e nei giorni festivi. Dal 27 marzo, nelle zone gialle si prevede la possibilità di riaprire teatri e cinema, con posti a sedere preassegnati, nel rispetto delle norme di distanziamento. La capienza non potrà superare il 25% di quella massima, fino a 400 spettatori all’aperto e 200 al chiuso per ogni sala. Restano chiusi palestre, piscine e impianti sciistici.

Ristoranti, parrucchieri e asporto: ecco cosa cambia

In tutte le zone è stato eliminato il divieto di asporto dopo le ore 18 per gli esercizi di commercio al dettaglio di bevande da non consumarsi sul posto. Nelle zone rosse, saranno chiusi i servizi alla persona come parrucchieri, barbieri e centri estetici. Confermate le regole già vigenti nelle diverse zone per bar e ristoranti.

Per chi viaggia all’estero

Si amplia il novero dei Paesi interessati della sperimentazione dei voli cosiddetti “Covid tested”. A chi è stato in Brasile nei 14 giorni precedenti è consentito l’ingresso in Italia anche per raggiungere domicilio, abitazione o residenza dei figli minori.

Le zone bianche, tra aperture e divieti

Nelle zone bianche il Dpcm prevede la sospensione delle misure restrittive previste per la zona gialla. Non si potranno comunque svolgere eventi che comportano assembramenti: fiere; congressi; discoteche; pubblico negli stadi. Restano inoltre validi i protocolli e le prescrizioni anti contagio, dall’obbligo di indossare la mascherina a quello di mantenere le distanze interpersonali. Il Dpcm istituisce poi un tavolo permanente presso il ministero della Salute, con i rappresentanti delle Regioni interessate, del Comitato tecnico-scientifico e dell’Istituto superiore di sanità. Il tavolo servirà a monitorare gli effetti dell’allentamento delle misure e verificare la necessità di adottarne eventualmente ulteriori. Attualmente solo la Sardegna è in zona bianca.

Il tavolo di confronto con le Regioni

Il Dpcm istituisce anche un tavolo di confronto generale presso il ministero della Salute. Vi partecipano i componenti in rappresentanza dell’Istituto superiore di sanità, delle Regioni e delle Province autonome, del ministro per gli Affari regionali e le autonomie e del Comitato tecnico-scientifico. Ha il compito di procedere all’eventuale revisione o aggiornamento dei parametri per la valutazione del rischio epidemiologico, in considerazione anche delle nuove varianti.

 

 

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