Chi è Gerli, il tecnico che non piace ai radical chic. Ma il Cts di prima ne aveva dette di balle…

giovedì 18 Marzo 11:11 - di Adele Sirocchi

Alberto Gerli, ingegnere che fa parte del nuovo Cts, è il nuovo nemico numero uno della sinistra radical chic. Repubblica gli dedica una paginata piena di livore. Il Fatto addirittura la prima pagina, e lo chiama “l’infiltrato di Salvini”.

Le colpe indicibili di Gerli

Stilettate tutte politiche. Che nulla hanno a che fare con i timori per la gestione della pandemia. Al fronte progressista e apocalittico andava bene il vecchio Cts. Quello che in pratica ti faceva capire ogni giorno che la morte per Covid era sempre più vicina. Ma vediamo quali sarebbero le indicibili colpe di Gerli.

Il Fatto non gradisce il nuovo Cts

Intanto Il Fatto chiarisce di non gradire nemmeno le nomine di Giorgio Palù (presidente Aifa) che fu consulente di Zaia e di Donato Greco , ex dirigente del ministero e dell’Iss e autore del Piano pandemico del 2006. Palù e Greco sarebbero stati troppo morbidi sulla linea del rigore e del lockdown. E poi c’è Alberto Gerli. L’ingegnere secondo cui ora siamo vicini al picco della terza ondata. E dopo il picco la curva dei contagi va scemando anche senza le chiusure. Di qui l’ostilità del Fatto. 

Gerli non ama il lockdown, ecco perché Repubblica lo critica

Un’ostilità che traspare anche dalle critiche di Repubblica, per la quale Gerli avrebbe fatto solo previsioni sbagliate. In realtà il tecnico non piace alla sinistra perché mette in discussione l’efficacia del lockdown, un po’ come l’Università di Stanford e quella di Edimburgo. Gerli è tutt’altro che isolato dunque nel sostenere che con o senza lockdown il ciclo espansivo del virus va avanti lo stesso.

Gerli non è catastrofista sul Covid

Altre “gravi” previsione sbagliate: a fine gennaio Gerli sosteneva che in Lombardia i positivi sarebbero passati da 1.700 al giorno a 350 a metà marzo (a metà marzo i casi erano 4.700), il primo febbraio invece prevedeva il Veneto in zona bianca. Ma il peccato più grave sarebbe un altro: Gerli viene citato nelle pagine social che contrastano il catastrofismo sul Covid.

Tutte le previsioni sballate del vecchio Cts

Va detto poi che il precedente Cts non era parco di previsioni sballate. La più famosa: i 150mila italiani in terapia intensiva a metà giugno quando ai primi di luglio in tutta Italia ce n’erano meno di 100. Per non dire del balletto dei pro e contro le mascherine. E infine come sorvolare sul suggerimento alla Azzolina dei banchi a rotelle? Il nuovo Cts poi non farà più danni del vecchio visto che, a detta di Agostino Miozzo, che era il capo della vecchia pletorica struttura messa in piedi da Giuseppe Conte, il Cts non ha più ragione d’essere e non serve più a niente.

 

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