Lockdown inutile secondo tre studi scientifici. Stare chiusi in casa non abbassa la curva dei contagi

venerdì 12 Marzo 8:22 - di Riccardo Angelini

Lockdown, siamo sicuri che sia indispensabile per battere il virus? Secondo alcune ricerche scientifiche no, non è così indispensabile. E sugli effetti depressivi che le zone rosse hanno sul morale dei cittadini e sull’economia del Paese non è il caso di soffermarsi ulteriormente.

Lo studio dell’Università di Stanford: il lockdown non abbatte la curva dei contagi

Oggi il quotidiano Libero mette insieme tutti gli studi che contestano il lockdown come misura privilegiata antivirus. Il primo è quello dell’università di Stanford, di cui si è parlato molto. La ricerca si è concentrata su dieci Paesi: Inghilterra, Francia, Germania, Iran, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Corea del Sud, Svezia e Stati Uniti. Per tutti sono state prese in considerazione crescita dei casi e misure introdotte. Otto Paesi hanno adottato misure fortemente limitative. Due invece – Svezia e Corea del Sud – hanno deciso di non affidarsi all’obbligo di stare a casa o al lockdown. La conclusione è che il virus ha fatto il suo corso senza sostanziali differenze tra chi chiudeva tutto e chi no.  Secondo gli studiosi americani non si ravvisa «alcun effetto significativo maggiore sulla crescita dei contagi in nessun Paese» con i lockdown.

La ricerca sul Regno Unito: il blocco nazionale ha reso il Paese più vulnerabile

Un altro studio citato da Libero è quello pubblicato a settembre dell’Università di Edimburgo, che ha concentrato la sua ricerca sul Regno Unito. “L’autore, Graeme Ackland, sostiene che il “blocco nazionale” abbia avuto un effetto nel breve periodo. Ma che lo stesso risultato si sarebbe potuto ottenere con misure più blande. Anzi: le politiche di Londra – che poi sono molto simili a quelle italiane – potrebbero aver reso il Paese più vulnerabile e addirittura aver determinato un numero di morti maggiore. Questo perché la durata della pandemia è stata prolungata. Secondo lo studio, al momento di riaprire, probabilmente si troverà nel Paese ancora una vasta percentuale di popolazione vulnerabile e un alto numero di infetti”.

Come si abbassa l’indice Rt: niente assembramenti e chiusura delle scuole

C’è poi un’altra ricerca di studiosi dell’Università di Edimburgo che Lancet ha pubblicato. Essa valuta le misure più efficaci per ridurre il famoso indice RT, quello sulla base del quale il ministero della Salute decide quali regioni chiudere e quali lasciare in libertà condizionata. “Nelle prime posizioni – scrive Libero – troviamo tutti gli eventi pubblici con più di 10 persone (vietandoli l’indice si abbassa del 25%). Al secondo posto c’è la chiusura delle scuole, che in assenza di misure di sicurezza risultano delle vere bombe epidemiologiche (-15% se si sospendono le lezioni). Limitare la circolazione delle persone o costringerle a rimanere a casa invece parrebbe avere un impatto ridottissimo: rispettivamente 7% e 3%”.

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