Briatore: «Per chiudere tutto non c’era bisogno di Draghi. Da lui mi aspettavo di più, sono deluso»

venerdì 26 Marzo 12:34 - di Stefania Campitelli

“No, non ho mai pensato di buttarmi in politica perché non sono abituato a discutere del niente e a perdere tempo. Se entri in quel mondo alla fine rimani impigliato. Un po’ come sembra stia accadendo a Draghi…”. Flavio Briatore, intervistato dal Giornale, da imprenditore di successo, non è tenero con i politici. Perditempo e incapaci di prendere di petto i problemi. Annunci, impegni non mantenuti. Nel mirino del manager l’infernale burocrazia. Che si mette ‘spesso di traverso’ dice. E tarpa le ali alla libera impresa, all’iniziativa privata. Mentre all’Italia serve snellezza e praticità.

Briatore: Draghi mi ha deluso, mi aspettavo di più

Briatore non nasconde la delusione per l’avvento del governo Draghi. Dipinto come il salvatore della patria. Meglio di Conte ‘non c’è paragone’, premette. Ma non basta. “Non nascondo però di essere un po’ sorpreso, mi aspettavo di più”. Da imprenditore punta l’indice contro la politica della chiusura delle attività che continua a ispirare i provvedimenti del governo. Su questo terreno nessuna svolta.

“Invece di chiudere tutto, si deve investire sui trasporti”

“Beh, chiudere tutto è molto semplice. Non c’era bisogno di Draghi per farlo. Servono soluzioni diverse“. Quali? “Invece di accanirsi contro commercianti, artigiani, bar e ristoranti dove, quando si rispettano tutte le regole, non ci si contagia, bisognava investire sui trasporti pubblici”. La ricetta è semplice. “Abbiamo decine di pullman e di taxi fermi da più di un anni. Perché non si è pensato di fare accordi con gli operatori turistici per diminuire la pressione su bus, metro e aerei?”. Proprio come propone da mesi, inascoltata, la leader di Fratelli d’Italia.

Il decreto sostegni è una carità. Indecente

Sul decreto sostegni, poi, è implacabile. “È  indecente.. Lo chiamerei ‘decreto carità’. “Si tratta di elemosina”, dice conti alla mano. “Briciole rispetto ai soldi che hanno dato gli altri Stati. Un’azienda, che fatturava 4 milioni nel 2019 e che nel 2020 ha fatturato 2 milioni, ha diritto a 100 mila euro. Con questa cifra non ci fai assolutamente nulla”.  Ma la responsabilità è collegiale. “Non basta cambiare il comandante, se l’equipaggio resta più o meno lo stesso”. Prendiamo il caso di Speranza, incalza Briatore. “Lui è il primo che sarebbe dovuto andare a casa e invece è rimasto lì. Uno dei principali artefici dei disastri della gestione della pandemia”.

L’Europa è stata in grado di sbagliare tutto

E giù attacchi alla disastrosa gestione europea della campagna vaccinali. ” Sono stati in grado di sbagliare tutto. Hanno stipulato contratti in ritardo e senza penali. Non hanno finanziato la ricerca.Adesso si lamentano pure, dovremmo essere noi a lamentarci di loro”. Nessuno è senza colpe.

Briatore non è meno tenero con l’ex commissario Arcuri. “Il precedente governo invece di pensare alle primule,avrebbe dovuto mettere in piedi un piano logistico efficiente. Se si fossero mossi in tempo,  non avremmo i 500 morti che abbiamo ogni giorno. Ecco, qualcuno dovrebbe averli sulla coscienza”. Altro che modello Italia. E ancora: “A cosa serve l’Europa se, nel momento del bisogno, fallisce l’appuntamento così miseramente?”.

Il Pd di Letta? Mi sembrano fuori dal mondo

Politicamente scorretto, non si fa pregare nel confermare le sue simpatie per Trump. Che definisce un ‘uomo con le palle”. E il nuovo Pd di Letta?Appena è arrivato è riuscito subito a dire due cose che non condivido affatto . Voto ai sedicenni e ius soli. “Con tutti i problemi che abbiamo, mi sembrano fuori dal mondo

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