Anche chi ha fatto il vaccino deve restare a casa perché può infettarsi lo stesso: ecco i motivi

domenica 14 Marzo 11:23 - di Giorgio Sigona
vaccino

Nessuno ha il via libera. Il lockdown vale per chiunque. Anche chi ha fatto il vaccino e ha ricevuto due dosi deve restare a casa se abita nelle zone rosse. Deve comportarsi come tutti. Quindi, deve indossare le mascherine, curare l’igiene delle mani, non spostarsi in altre Regioni.

Il vaccino non ha uno scudo totale

Con il vaccino, infatti, non è completamente esclusa la possibilità di infettarsi. E ora che siamo al picco, occorre non rischiare. Del resto, i vaccini non proteggono al cento per cento. Con AstraZeneca, Pfizer e Moderna si va dal 70% al 95% di immunità. Inoltre, c’è l’incognita della risposta individuale, alcune persone possono reagire in modo non ottimale.

Si può sviluppare una forma asintomatica

Siamo in presenza di farmaci nuovi e le campagne vaccinali hanno preso il via da poche settimane. Le persone che hanno ricevuto le dosi sono ancora poche. È chiaro che con alte probabilità non ci si ammala, ma è possibile sviluppare una forma asintomatica. Non si sa ancora quanto dura realmente la protezione. Molti vaccini hanno bisogno di un richiamo più o meno ravvicinato.

Il vaccino e l’immunità

Il vaccino dà il “patentino” di immunità nel momento in cui ci sarà  una certa percentuale di persone vaccinate, fino all’immunità di gregge. Allora il virus circolerà di meno e i vincoli potranno cadere.

La risposta al virus

Quando il nostro corpo viene in contatto con un agente esterno potenzialmente dannoso produce una reazione immunitaria composta da due fasi. C’è quella aspecifica, presente già alla nascita e non dipendente da incontri pregressi. E c’è quella specifica diretta in maniera precisa contro quel determinato agente esterno. Quest’ultima è essenzialmente mediata da due tipi di cellule: i linfociti B e i linfociti T. I primi sono i responsabili della produzione di anticorpi, i secondi della risposta cellulare al virus. In entrambe in casi in seguito da un’infezione o alla vaccinazione si creano specifiche cellule della memoria in grado di attivarsi in caso di incontro con il patogeno. Lo spiega la Fondazione Veronesi.

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