Tutti parlano di “programmi” ma impazza il toto-poltrona: Boschi dentro, Bonafede fuori?

lunedì 1 Febbraio 8:44 - di Redazione
Renzi

“Prima il programma”, dicono tutti. Ma intanto impazza il toto-ministri, con i tanti che sperano e i molti che tremano. È il rito che fatalmente accompagna ogni nuovo governo, e quello che sta nascendo non fa eccezione. Tanto più che le poltrone che traballano sono più d’una. A cominciare da quella del premier. Che sia ancora Conte è probabile ma non sicuro. Il borsino della crisi segnala ancora la possibilità di un colpo di coda di Renzi proprio quando tutti pensano che il peggio sia passato. Si vedrà. Nel frattempo, il toto-ministri impazza sulla seconda poltrona più ambita alla luce della pioggia di miliardi promessa dal Recovery Fund: l’Economia. L’endorsement, fin troppo sfacciato del presidente di Confindustria Bonomi in favore dell’attuale Gualtieri, dimostra quanto precaria sia quella posizione.

Renzi mattatore della crisi

Il ministro è considerato troppo contiano da Renzi, ma anche dal suo Pd, che potrebbe dirottarlo sul Campidoglio. Etichette a parte, con Infrastrutture, Scuola e Lavoro il Mef rientra tra i quattro ministeri che Renzi chiede di liberare. Ad occupare la poltrona di via XX Settembre potrebbe essere Fabio Panetta, attualmente nel board esecutivo della Bce, oppure Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate. Quante alle Infrastrutture, per il quale circola l’ipotesi di Maria Elena Boschi, l’idea è quella di scorporarne i Trasporti per affidarli a Del Rio (Pd) o al grillino Buffagni. Sulla Scuola c’è il pressing in favore della dem Anna Ascani, con la Azzolina intenzionata a resistere mentre al Lavoro potrebbe finire un altro dem con Andrea Marcucci, oggi capogruppo al Senato o la compagna di partito Deborah Serracchiani.

Per l’Ambiente spunta Di Battista

Ma nel mirino di Renzi c’è soprattutto la Giustizia. Difficilmente l’attuale ministro Bonafede otterrà la riconferma. Più facile per lui diventare capogruppo alla Camera. A subentrargli potrebbero essere Sabino Cassese, l’ex-presidente della Consulta Marta Cartabia o, ancor più probabilmente, Paola Severino, già Guardasigilli nel governo Monti. Ma non è da escludere il ritorno di Andrea Orlando, papabile anche come vicepremier. Altra novità di rilievo riguarda il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Qui i nomi più gettonati sono quelli dell’eminenza grigia del Pd Goffredo Bettini e dell’attuale ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli in sostituzione dell’altro grillino Riccardo Fraccaro. Tra i possibili, infine, c’è Alessandro Di Battista all’Ambiente mentre tra i sicuri spicca quello di Bruno Tabacci alla Famiglia.

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