Sanremo, prima hanno cacciato i cantanti non allineati, ora escludono il pubblico

venerdì 5 Febbraio 18:49 - di Angelica Orlandi
Sanremo

Il Festival di Sanremo “imbavagliato” fa parlare proprio tutti, dai cantanti alle teste coronate. Peppino Di Capri e Al Bano l’avrebbero rimandato. Riccardo Fogli no. Il principe Emanuele Filiberto avrebbe volentieri fatto a meno dei fischi. Insomma, Sanremo 2021 senza pubblico con le limitazioni anti-Covid  divide chi al festival c’è stato in passato.  La politica, al solito, è entrata a gamba tesa.

Le mani della politica su Sanremo

Prima  ha  imbavagliato i cantanti “scomodi”, come Anna Oxa,  i Modà, Povia. Poi ha finito per eliminare  il pubblico dalla platea del teatro Ariston. Cedendo ai ministri Speranza e Franceschini. Ricordiamo il caso Anna Oxa. Doveva essere lei la prima scelta per rappresentare una presenza storica all’interno di questa edizione. All’ultimo momento le è stata preferita Orietta Berti . La Oxa, ricordiamo, non le mandò a dire all’ultimo  Sanremo firmato  Fabio Fazio da lei definito un “Concertone”. Come quello del Primo maggio. Una dichiarazione che certo non le ingraziò la sinistra. “Sono stata esclusa per motivi politici”, disse chiaro. La Berti è sicuramente elemento più “gradito” all’ establishment: è grillina, ospite fissa di Fazio. Che vuoi di più?… Povia, poi, sappiamo che  viene sempre escluso dal Festival. Le sue simpatie a destra non sono certo secondarie.

Sanremo, gli scettici

Ora, quindi, è stata la volta dell’esclusione del  pubblico. Ad aprire il fronte degli scettici è stato Al Bano: ”Un bel festival non si può fare con dei protocolli sanitari- ha detto all’Adnkronos il cantante di Cellino San Marco -.  Sanremo è sempre stato un momento di grande ilarità e piena partecipazione, sia di pubblico che di artisti. Avendo a che fare con questa pandemia diventa un festival a metà: non sarebbe meglio aspettare tempi migliori?”. Poi  ha rincarato la dose: “Un cantante senza pubblico a Sanremo è come se il Papa fosse costretto a dire messa senza fedeli in Vaticano”.

Peppino Di Capri: “Io non ci andrei”

Sulla stessa lunghezza d’onda Peppino di Capri, uno dei recordmen sanremesi con quindici partecipazioni e due vittorie (nel 1973 e nel 1976): “‘Sanremo senza pubblico? Così è meglio non farlo”, ha detto sempre all’Adnkronos. ”Sanremo è una manifestazione che ha bisogno di pubblico e di applausi. L’idea di farlo così non mi fa impazzire. Io non ci andrei, mi mancherebbe il ‘movente”’, ha ammesso.

Emanuele Filiberto: prevale il politically correct

La butta invece sull’ironia Emanuele Filiberto di Savoia, che calcò in gara il palco dell’Ariston nel 2010, in trio con Pupo e Luca Canonici con il brano ‘Italia amore mio’. Si piazzò secondo scatenando parecchi mal di pancia: “Ecco, per me senza pubblico sarebbe stato fantastico, avrei avuto meno fischi”, dice ridendo. Ma poi cambia tono entrando nel merito di quanto accadrà quest’anno: “Un cantante ha bisogno del pubblico, solo la televisione non è la stessa cosa. Un presentatore, un conduttore come Fiorello, che si appoggia molto alla platea per le sue battute, ha bisogno del pubblico. Vogliamo tutti fare i perbenisti e i politically correct, ma è ridicolo perché non è così che si combatte il virus”, dice  l’erede di Casa Savoia.

Povia: “Se poi ci fosse scappato un positivo…”

Diversa e più sottile la teoria di Giuseppe Povia, vincitore di Sanremo 2006: ”Se avessero aperto l’Ariston, avrebbero dato il via ad aprire i teatri e molti luoghi da concerto in genere. Io speravo lo facessero col teatro pieno e con le dovute norme. Ma poi la stampa si sarebbe appigliata al primo positivo al Covid e avrebbe crocifisso il Festival. Quindi hanno fatto bene”. Tesi molto realistica.

Riccardo Fogli

Riccardo Figli non ha dubbi: “Anche senza pubblico Sanremo va fatto comunque! La musica ha bisogno di consensi, vorrà dire che quest’anno i consensi verranno dalla gente che sta a casa. La cosa importante però è che la musica non venga buttata nel ce..!”. Anche se qualche domanda se la fa:  “Ma se in televisione ci sono programmi che ospitano una quindicina di persone in un teatrino che ne contiene appena 50;  perché a Sanremo su 800 persone non ce ne possono essere 250: vaccinati e a distanza,  che si alzano e applaudono?”. La domanda dovrebbe porla ai ministri  Speranza e Franceschini, oltre che  agli scienziati del Cts.

 

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