Nomine, decide ancora Cencelli: «Draghi è stato abile. Sui sottosegretari ha fatto scannare i partiti»

giovedì 25 Febbraio 13:39 - di Michele Pezza
Cencelli

Sottosegretari, parla Massimiliano Cencelli. Il padre del citatissimo manuale omonimo è evocato ad ogni infornata di nomine come se fosse il santo protettore. Ma il più delle volte a sproposito, dal momento che il suo (riuscito) tentativo di razionalizzare la lottizzazione riguardava solo le correnti Dc. In pratica, il suo manuale serviva esclusivamente per uso interno, come la pomata di glicerina per le emorroidi. Con la fine della Prima Repubblica e la conseguente scomparsa della Democrazia Cristiana, il Cencelli è una sorta di bandiera a mezz’asta che garrisce solo se soffia il vento della polemica. Ma dell’antico rigore percentuale e ponderale nulla è rimasto. Ciò non toglie, tuttavia, che il suo autore sia ancora un’autorità in materia di pesi e contrappesi nella distribuzione delle poltrone.

Cencelli assegnò i pesi alle correnti Dc

Non stupisce perciò che l’ex-parlamentare scudocrociato stia a dire la sua sulle recentissima infornata di sottosegretari. Sul punto, il suo è soprattutto un giudizio politico sul premier Draghi. «È stato abile – sentenzia -. Ha lasciato scannare i partiti poiché non era in grado applicare il manuale per i sottosegretari. Se sarà stata una scelta giusta lo vedremo nel corso del tempo». Dal premier, insomma, un “vedetevela voi” che non era sfuggito alla stampa sin da quando la vicenda delle nomine si era avviata. Giornalisti ed opinionisti l’avevano interpretata come applicazione del principio per cui de minimis non cura praetor.

Altro che competenze: il suo manuale c’è ancora

Rispetto a tale valutazioneCencelli introduce una novità e ritiene che Draghi abbia in realtà voluto fare di necessità virtù. E a conferma della sua tesi, cita il diverso comportamento tenuto in occasione della scelta dei ministri. In proposito, non ha dubbi: «Su quella lista si vede chiaramente la mano di Draghi». Sarà. In ogni caso, fa riflettere che a mezzo secolo di distanza dall’invenzione del celeberrimo manuale, la politica non sia ancora in grado di affrancarsene. Persino in quell’era-Draghi salutata come la rivincita della competenza e che invece coincide con il baldanzoso ritorno del Cencelli.

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