Maturità senza prove scritte, mazzata al merito. Meloni: «Bianchi è la fotocopia della Azzolina»

venerdì 19 Febbraio 13:33 - di Augusta Cesari
Maturità

Falsa partenza per il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che sta facendo indispettire il mondo della scuola. Nell’intervista al Corriere della Sera non lascia prevedere nulla di buono. Niente scritto alla maturità, è questo l’orientamento che emerge, sulla scia inquietante della Azzolina. La ministra grillina se ne è andata, ma il suo lascito fallimentare pare sia lì, intatto. Se questo è il buongiorno del governo Draghi, ci chiediamo dove vadano a finire competenza e qualità. “Non voglio sentir parlare di tesina- aggiunge poi il ministro –  I maturandi dovranno preparare un elaborato ampio, personalizzato, sulle materie di indirizzo concordandolo con il consiglio di classe. Lo discuteranno con la commissione, composta dai loro insegnanti. Da qui comincerà l’orale che si svilupperà poi anche sulle altre discipline. Consentiremo loro di esprimere quanto hanno maturato e compreso nel corso degli anni anche con una visione critica”.

Scuola, ministro “fotocopia della Azzolina”

Così si svolgerà l’esame di maturità 2021, secondo il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: un elaborato di presentazione e basta.  Non prevede le tradizionali prove scritte ma soltanto l’orale e si comincia a metà giugno. “L’ammissione – continua – sarà disposta in sede di scrutinio finale, dal consiglio di classe”. “Tutto cambia perché nulla cambi. Bianchi come la Azzolina”, è stato il commento duro di Giorgia Meloni non appena ha letto questa dichiarazione di intenti del neo ministro: “L’ex assessore nelle Giunte Pd Errani e Bonaccini ed ex capo della task force del ministro Cinquestelle annuncia la cancellazione delle prove scritte alla maturità. Ci chiediamo come si possa conciliare l’impegno del presidente Draghi ad investire nella scuola se il primo atto del suo ministro dell’Istruzione è dare un altro colpo al merito e alla valutazione:  in perfetta continuità col suo predecessore. La scuola avrebbe meritato qualcosa di meglio di una fotocopia in salsa Pd della Azzolina“.

Maturità a metà giugno

Il ministro nell’intervista ribadisce “la perdita di tempo” riguardo agli studenti che si sono persi nei mesi dell’emergenza e sulla Dad.  Su tale punto si sta inimicando larga parte del mondo della scuola, che si è fatto in quattro per lavorare da remoto più e meglio di quanto le circostanze consentissero. Portando a termine programmi e lezioni. Sull’ipotesi del prolungamento del calendario scolastico, ha promesso di coordinarsi con le  Regioni.

“La competenza sul calendario è delle Regioni che in situazione ordinaria decidono cosa fare in base alle specificità dei territori”. Ma oggi la situazione non è ordinaria. “La legge prevede almeno 200 giorni di lezione. Ma non è un problema di un giorno in più o in meno a scuola. Dobbiamo – ha detto- decidere rispettando i diritti e la vita delle persone, valutando situazioni diverse, tra primarie e scuole superiori per esempio”. Parlando della messa in sicurezza degli istituto scolastici ha aggiunto: “La prima cosa da fare è vaccinare tutti gli insegnanti e il personale, anche i più grandi di età. Solo se loro saranno in sicurezza le scuole saranno sicure anche per i ragazzi e le famiglie”.

Inizio il primo settembre

Il ministro vorrebbe che si tornasse in classe il primo settembre. Bianchi anche di questo  discuterà con le Regioni: “io del resto sono stato assessore dell’Emilia per dieci anni e so quali sono i problemi. Da ministro voglio però che la macchina scolastica sia pronta per l’inizio delle lezioni, qualunque decisione prenderemo”. Sull’assenza di professori e maestri almeno fino a Natale, il ministro fa il “filosofo”. Dice che è vero: “C’è un gap molto forte, ma noi ci diamo questo obiettivo: ne ho parlato anche con il ministro Colao: bisogna che il sistema sia digitalizzato ed efficiente. Qui al ministero abbiamo già avviato un monitoraggio delle scuole per capire dove sono i problemi maggiori”. La prima riforma da fare? “Quella dell’istruzione tecnica, dagli istituti professionali agli Its di cui dobbiamo ridisegnare i percorsi”, dice parafrasando il discorso di Draghi al Senato. Che delusione.

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