Mascherine, fuga di notizie. Porro: Benotti sapeva da mesi dell’inchiesta per questo non ha più visto Arcuri…

martedì 23 Febbraio 16:59 - di Redazione
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Indagare sulle rivelazioni di Mario Benotti, indagato insieme ad altre 7 persone nell’inchiesta della procura di Roma sulle maxi commesse delle mascherine comprate dalla Cina. Lo chiede Nicola Porro, ascoltato sulla questione da AdnKronos.

Mascherine, cosa ha rivelato Benotti a Quarta Repubblica con Porro

“Non voglio entrare nel merito dei messaggi, dei rapporti con Arcuri, ma ieri Benotti a ‘Quarta Repubblica’ ha detto una cosa che se è vera, e qualcuno dovrà indagare, è gravissima, e cioè che lo hanno avvertito dal 7 maggio che si stava indagando nei suoi confronti. Nel passato, per fughe di notizie molto meno gravi, abbiamo visto indagini, titoli e aperture di giornali”.

Mascherine, dal 7 maggio interrotti i rapporti tra Benotti e Arcuri

Nel corso della puntata, infatti, Benotti, presidente del Consorzio Optel, ha affermato di aver interrotto i rapporti con il commissario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri, dal 7 maggio, perché “il Commissario mi incontrò in una via di Roma (…) sotto il mio ufficio, e mi dice che c’era una difficoltà, che a Palazzo Chigi lo avevano informato che c’era un’indagine su tutta questa situazione (…), che c’era un approfondimento in corso, un’indagine in corso, adesso non ricordo con precisione le parole perché non ho documenti di questa cosa…chiaramente a Palazzo Chigi lo avevano informato sull’indagine”.

Porro: sull’inchiesta c’è una patina di segretezza

Per Porro, “è una cosa incredibile, non riuscivo a credere a quello che mi stava dicendo, oppure Benotti è un millantatore, come hanno voluto dire che lo fosse dei rapporti con Arcuri ma dai messaggi che ha letto non mi sembra, e allora bisogna perseguirlo per le bugie dette, per calunnia. Ma ciò che ha rivelato è pazzesco, eppure è come se ci fosse una patina di segretezza”.

Tra Arcuri e Benotti 1280 telefonate da gennaio a maggio

Secondo Porro, inoltre, “non vi erano molti dubbi” sui rapporti fra Benotti e Arcuri, “perché, come si è visto dai tabulati della procura, c’erano 1.280 contatti telefonici dall’1 gennaio al 7 maggio, capisco che molti non siano andati a buon fine, però…o è stalking, e allora lo denunci, oppure c’era un rapporto tra i due”.

Porro: Arcuri deve dimettersi per la sua incapacità

Quanto all’ipotesi dimissioni da parte di Arcuri, Porro conclude: “Io penso che Arcuri si debba dimettere per l’incapacità che ha dimostrato nel gestire l’emergenza. Sono dell’idea che quando si è in emergenza si devono fare tutte le cose velocemente, anche violando le procedure ordinarie, quindi non sono scandalizzato dalla violazione delle procedure ordinarie, ma solo scandalizzato dalla sua incapacità di risolvere i problemi, troppi, che gli hanno affidato”.

La precisazione del commissario Arcuri

Nella stessa trasmissione il commissario Arcuri, attraverso una nota del suo ufficio stampa, ha precisato che la Procura ha richiesto l’archiviazione del Commissario e degli altri componenti della struttura.

E ancora: “Per la struttura commissariale del Commissario sono state escluse anche responsabilità in relazione al concorso nelle ipotesi di 346 cp (traffico di influenze), poiché le indagini svolte hanno escluso anche che vi siano state agevolazioni a favore di terzi (Benotti & C) per ricevere utilità.  La Pa e conseguentemente la struttura commissariale non possono stipulare contratti di mediazione ed infatti non ne sono mai stati stipulati”.

Infine, precisa sempre la nota dell’ufficio stampa di Arcuri, “le affermazioni comparse sulla stampa per cui Benotti avrebbe agito su incarico di Arcuri non sono risultate provate dalle attività investigative che invece hanno stabilito, come riassunto nel decreto che dispone il sequestro, che il dott. Benotti ha millantato una relazione amicale e personale con il dott. Arcuri in modo occulto ed al fine di ottenere indebite utilità.  La struttura commissariale e il Commissario sono vittime di un’attività di traffico illecito di influenze e quindi tuteleranno i loro diritti sia nel corso delle indagini che nei successivi sviluppi del procedimento”.

 

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