La banda delle mascherine tifava per il lockdown: speriamo che esploda. Chi sono gli indagati

giovedì 18 Febbraio 17:24 - di Francesco Severini
banda mascherine

Banda delle mascherine, c’è l’ombra della corruzione. Assume contorni inquietanti l’inchiesta della Procura di Roma sulle maxi commesse di mascherine dalla Cina. Sono otto gli indagati. Oltre ad Andrea Vincenzo Tommasi, a capo di una della società coinvolte nell’indagine, al giornalista in aspettativa Mario Benotti, a Antonella Appulo (già capo segreteria del ministro Delrio), ci sono anche Daniela Guarnieri, Jorge Edisson Solis San Andrea, Daniele Guidi, Georges Fares Khozouzam e Dayanna Andreina Solis Cedeno.

Banda delle mascherine, quattro le società coinvolte

Quattro le società coinvolte e inserite nel decreto di sequestro preventivo d’urgenza. Si tratta di Sunsky srl, Partecipazioni Spa, Microproducts It Srl e Guernica Srl. Le accuse a vario titolo vanno da concorso in traffico di influenze illecite, riciclaggio, autoriciclaggio e ricettazione. Il valore complessivo dei due provvedimenti di sequestro preventivo, uno disposto dal gip e l’altro d’urgenza dalla Procura è di 69,5 milioni di euro.

Agivano come intermediari del commissario Arcuri

Lo schema ipotizzato nel decreto di sequestro, secondo quanto emerge dalle conversazioni telefoniche tra alcuni indagati, è che uno degli indagati, Jorge Solis, ”possiede necessari contatti in Cina, Tommasi e Guidi hanno struttura economica e capacità di organizzare il trasporto”. ”Risalta la comune convinzione che soltanto una personale entratura verso il commissario straordinario possa consentire queste mediazioni a preferenza di ogni altro possibile interessato”, si legge nel provvedimento.

Un indagato: speriamo che a novembre esploda il lockdown

”Singolare, quanto raccapricciante – scrive il pm nel decreto di sequestro –  l’aspettativa dell’indagato Jorge Solis che a novembre ‘esploda’, cioè ci sia un lockdown nazionale perché da questo si attende lucrosi affari”. Secondo quanto ricostruito nel documento del pm, ”gli affaristi cercano mediatori che abbiano credito da spendere verso il commissario Arcuri, quale modalità per entrare in affari con il governo italiano”.

Benotti: un lavoro che si fa senza valigetta

“In almeno due occasioni nelle conversazioni captate appaiono riferimenti ad accordi spartitori con soggetti estranei al suddetto comitato di affari – si legge – in particolare a qualcuno che attende di ricevere denaro in una ‘valigetta’, con disappunto di Benotti, il quale afferma: “è un lavoro che si fa senza valigetta” “.

Sono state 1282 le telefonate tra Arcuri e Benotti

Il numero di messaggi e telefonate tra Benotti e Arcuri è inquietante. Si tratta di 1.282 contatti tra il 2 gennaio (quando Arcuri non era ancora stato nominato nel suo ruolo) e il 6 maggio 2020. Da parte sua Arcuri nega di conoscere Benotti. Ma Benotti ribatte: “Se il commissario Arcuri ritiene di non conoscermi e lo dice, se ne assumerà le sue responsabilità”. Intanto l’ufficio stampa comunica che “la struttura commissariale e il commissario Arcuri (estranei alle indagini) sono stati oggetto di illecite strumentalizzazioni da parte degli indagati”.

 

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