M5s, la rabbia degli espulsi: Crimi sotto attacco. Bugani: «Scissione? Direi evaporazione»

sabato 20 Febbraio 10:10 - di Ginevra Sorrentino
M5S Crimi e espulsi

Che il M5s è a pezzi lo diciamo da giorni. Che i pentastellati siano ormai alle prese con la scissione in atto, anche. Ma ora siamo addirittura allo psicodramma: con gli espulsi che non accettano il diktat di Crimi ufficializzo in lettere di addio già recapitate ai destinatari rei di non aver appoggiato il governo Draghi. Anzi, che rinnegano proprio la possibilità che il reggente del Movimento possa cacciarli. Delegittimandone ruolo e poteri, in nome di norme e codicilli che nessuno ancora ha ben compreso. Un coacervo di regole e rimandi che, probabilmente, conoscono solo i grillini. E forse neanche tutti.

M5s in frantumi: è guerra tra Crimi e gli espulsi

“I buoi sono scappati e adesso rischia di crollare pure la stalla”: riferisce l’Adnkronos. Dopo la fiducia al governo Draghi, lo strappo è lacerante. E la cacciata dei parlamentari che hanno votato in dissenso dal gruppo: 15 senatori e 21 deputati accompagnati alla porta dal capo politico reggente Vito Crimi, mette in evidenza il buco, tra le proteste generali. Di fatto, una scissione indotta, che nelle prossime settimane potrebbe sfociare nella creazione di un nuovo soggetto politico. Un sospetto che prende corpo di ora in ora, tra smentite ufficiali e conferme sotto traccia. Con un dato che ancora resta al vaglio dei vertici: la posizione dei pentastellati che non hanno partecipato al voto. In caso di mancata giustificazione, arriveranno sanzioni disciplinari anche per loro.

M5s, Crimi, gli espulsi e i colleghi che li appoggiano: scissione a un passo

Dunque, a quanto è dato capire nel caos di polemiche e insulti fratricidi, i ribelli di Camera e Senato si stanno già muovendo per costituire il loro gruppo. «Serve un’opposizione organizzata. Un passo alla volta, senza forzature», spiega il deputato Pino Cabras. Ma alla faccia di calma e prudenza, a Palazzo Madama già si vocifera che la nuova compagine potrebbe prendere in prestito il logo dell’Italia dei Valori, partito in cui ha militato Elio Lannutti. In base al regolamento del Senato, infatti, per dar vita a un gruppo serve un simbolo che si è presentato alle elezioni.

Ribelli riuniti sotto il simbolo dell’Idv? Di Battista si defila

Un’ipotesi che al momento gode della conferma, giunta all’Adnkronos, del segretario Idv Ignazio Messina. Il quale a riguardo ha dichiarato: «Ci sono stati contatti con alcuni parlamentari “dissidenti” del M5S per creare un nuovo gruppo al Senato. Mettere a disposizione il simbolo dell’Idv per finalità meramente tecniche non ci appassiona. Di contro, se c’è un progetto politico nuovo partendo da idee e valori condivisi, da parte nostra c’è una collaborazione piena». Quindi, sempre Lannutti sottolinea come il simbolo Idv in Senato consenta la costituzione di «un gruppo formato da almeno 10 senatori». Un coacervo di ipotesi e sospetti che vedrebbero Di Battista nella veste di capofila e organizzatore dei rivoltosi. Ipotesi e sospetti che però il guru dei 5S rispedisce nettamente al mittente. E chiamandosi dal fuori dal caos, Dibba sui social smentisce le indiscrezioni circolate in ambienti M5S, secondo cui l’ex deputato starebbe lavorando alla scissione. «Paragonarmi a Renzi significa paragonarmi ad un vostro alleato di governo», punge Di Battista rivolto ai suoi ex compagni di partito. E negando contatti con l’Idv.

M5s, Tra Crimi e gli espulsi, gli ex ministri 5S che vogliono ricucire…

Nel frattempo, tra disperati appelli all’unità e sentenza di condanna (ed espulsione) senza possibilità d’appello, c’è chi, come la vicepresidente del Senato Paola Taverna, punta a ricucire. Ricordando in gergo attivista e barricadero, come «tanti colleghi che hanno votato in dissenso sono parte fondamentale del Movimento, oltre che amici fraterni e compagni di tante battaglie». Sostenuta da un altro fautore della riconciliazione impossibile: Alfonso Bonafede. L’ex guardasigilli, interpellato dai cronisti nei pressi della Camera, dichiara: «Ovvio che si è formata una frattura molto forte. Ma serve un gruppo compatto per incidere in Parlamento e difendere il lavoro fatto». Appello raccolto e rilanciato, guarda caso, da un’altra ex ministra del Conte 2, Nunzia Catalfo.

Bugani: altro che scissione. Siamo all’«evaporazione»

La quale, abbandonato il dicastero del Lavoro, dallo scranno di senatrice senatrice: «È impensabile immaginare il futuro del M5S senza i tanti amici e compagni con cui in questi anni, dentro e fuori dal Palazzo, abbiamo combattuto le nostre battaglie… Questo non è il momento di dividerci». Infine, in un’intervista a Il Fatto quotidiano rispunta un altro grillino della prima ora, Max Bugani, attualmente capo staff della sindaca Raggi. Che sbotta: «Si manda via gente che ha dato il sangue al Movimento perché ha detto legittimamente no. Rifiutando un quesito ridicolo e un governo come ne abbiamo già visti tanti in passato. Continuano a evocare Alessandro Di Battista come leader. Il vero rischio non è la scissione, ma l’evaporazione del M5S.

Intanto incalza pure la frattura tra il collegio dei probiviri e i vertici grillini

Infine, tra pro e contro la scissione, c’è anche chi, invece, preferisce soffermarsi su un’altra frattura: quella tra il collegio dei probiviri e i vertici grillini. Al tavolo della discussione, allora, per ora si è seduta Raffaella Andreola, membro dell’organo disciplinare, che ha chiesto che le espulsioni siano sospese in attesa del nuovo organo collegiale. Sottotesto: Crimi non è più in carica, come sostiene Davide Casaleggio. Come nega Beppe Grillo. Intanto, però, non si esclude una nuova ondata di sanzioni. Questa volta indirizzate ai parlamentari “morosi” che non sono in regola con le restituzioni. Insomma, il clima è incendiario. E c’è chi è già pronto a scommettere che certamente non favorirà la prossima campagna elettorale interna per la scelta dei membri del nuovo Comitato direttivo. La governance collegiale che dovrebbe prendere il posto del capo politico. Ma che secondo molti parlamentari pentastellati rischia di nascere già morta. Tant’è vero che nel Movimento diversi eletti guardano all’ex premier Giuseppe Conte come alla soluzione in grado di risollevare le sorti di un M5S in frantumi.

A rischio la partita sui sottosegretari

Resta il fatto che le defezioni cambiano pedine e mosse sullo scacchiere dei sottosegretari. Al Movimento ne spetteranno meno. Gli espulsi non ci stanno. E per un Andrea Vallascas che sbotta: «Sono stato espulso dal caporale politico». C’è una Emanuela Corda che rilancia: «Ma il nulla non può cacciarmi». Intanto Di Battista si defila dalla chiamata a raccolta dei ribelli. Mentre Davide Casaleggio è chiamato a dare un appoggio, anche se non si è ancora capito bene in quale direzione. Del resto, in questo momento tra le fila pentastellate, dove andare e cosa fare lo hanno capito in pochi...

 

 

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