M5s, Crimi: «Chi non appoggia Draghi è fuori». E cresce la rabbia dei ribelli: «Carne da macello»

mercoledì 17 Febbraio 9:06 - di Chiara Volpi
rabbia M5s e Crimi

Monta la rabbia nel M5s oggi al voto sul governo Draghi dopo il caos di riunioni parallele di deputati e senatori di ieri. Crimi sbotta: «Chi non vota sì è fuori». Crescono i malumori nel M5S per le riunioni “parallele” dei gruppi di Camera e Senato alla vigilia del voto di fiducia a Palazzo Madama sul governo Draghi. Nel cantiere a 5 stelle la rabbia che bolle in pentola è ormai incontenibile. Gli attivisti del M5s hanno rotto le righe e serrare i ranghi è diventata la mission impossibile di Vito Crimi, rimasto solo al comando, a tenere a freno disertori e ribelli. Nella giornata di ieri, la furia movimentista degli eletti è sfogata in tutto il suo potenziale di dissidenza, in interminabili riunioni di deputati e senatori – oggi alla prova del voto del governo Draghi –. Sbottando in un esito congiunto. La conclusione per tutti è stata: «Che buffonata». Tanto che il capo politico, durante l’assemblea 5 Stelle. Ribadendo che «il voto degli iscritti su Rousseau è vincolante», ha tuonato: «Mercoledì e giovedì voteremo sì. Qualunque altra espressione di voto sarà considerata in dissenso». E il messaggio arriva forte e chiaro: chi non appoggia l’esecutivo appena nato, è fuori.

M5s, la rabbia monta. Crimi nel caos

Neppure lo zuccherino del ministero per la transizione ecologica sembra imbonire la folla degli eletti. E l’annuncio, dato da Crimi, che il decreto che creerà il fatidico dicastero per la transizione ecologica è quasi pronto, non ottiene gli effetti calmieranti sperati. Così come la mossa della creazione dell’intergruppo parlamentare M5S, Pd e Leu, concordata in corsa tra gli azionisti della vecchia maggioranza giallorossa proprio per sminare il voto di oggi, non argina i malumori crescenti. Tenere a bada i pentastellati. E compattare il gruppo alla vigilia di un passaggio delicatissimo in calendario oggi a Palazzo Madama, per tutta la giornata di ieri è sembrata una meta irraggiungibile. Innegabile, dunque, che oggi i vertici del M5S, con i senatori grillini alla prova del voto di fiducia al governo Mario Draghi, tremano. E temono che limitare il potenziale dissenso, ed evitare soprattutto che ai possibili voti contrari si sommi la terza via, quella indicata da Davide Casaleggio: ovvero l’astensione, sia ormai sempre più difficile. Il rischio che tutto vada a scatafascio sembra concretizzarsi ogni minuto che passa…

Rabbia M5s, Crimi sbotta: «Chi non appoggia l’esecutivo è fuori»

Sale la rabbia e monta la frustrazione nel M5s. Il reggente Crimi salta da una stanza all’altra.  Abbandona la riunione dei deputati per collegarsi con quella dei senatori. Scatenando così le proteste degli eletti grillini a Montecitorio. «Tutto questo è surreale – sbotta, tra gli altri, Maria Edera Spadoni in assemblea – non c’è ascolto. Questa modalità di confronto non mi appartiene più». Non solo. La rabbia esplode anche nelle chat. «Non ha senso continuare – scrive una deputata – se chi ci deve dare risposte se ne va». Diversi pentastellati scelgono così di abbandonare la videoconferenza. «A che serve ascoltarci tra di noi se poi anche l’indirizzo che emerge dal gruppo viene disatteso?», si chiede un altro collega, criticando anche la scelta dei vertici di istituire un intergruppo al Senato con Pd e Leu.

Tra i 5S volano stracci imbevuti di veleno: «Il direttivo gestisce tutto modello Ungheria»

Una decisione, quella annunciata ieri dal capogruppo a Palazzo Madama Ettore Licheri, disapprovata da molti. «Le riunioni parallele sono una buffonata… Sono veramente amareggiata – attacca la deputata Valentina Corneli –. Il direttivo gestisce tutto modello Ungheria… Ormai non esistiamo più nemmeno comunicativamente». E ancora: «Siamo solo carne da macello». Il malumore diventa mal di pancia. Il mal di pancia cede il passo alla furia. Oggi è il d-day. La tenuta è a rischio. Quella appena cominciata sarà un lunga giornata per tutti: allineati e ribelli...

 

 

 

 

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