“Crimi sparisci, Di Maio venduto”: non si salva nessuno. Insulti e sberleffi al M5s sul web

lunedì 15 Febbraio 13:29 - di Ginevra Sorrentino
insulti al M5s

«Crimi sparisci, Di Maio venduto»: non si salva nessuno. Tra ammende e istruzioni per l’uso, dal web furioso piovono insulti e sberleffi sul M5s. E tra pernacchie metaforiche e accuse concrete, una verità si fa largo tra post e like: “chi di vaffa ferisce, di vaffa perisce”. E così, infierendo sull’universo grillino al collasso, il web si scatena con un florilegio di insulti e improperi di cui, come si dice a Roma, la metà già basterebbe. La base insorge e senza pietà. E nel mirino, non più tanto social, degli attivisti inviperiti finiscono un po’ tutti: a partire da Vito Crimi. Al quale un utente intima: «Fai un favore al mondo e al Movimento. Sparisci».

Insulti al M5s: dal web un florilegio di invettive e sberleffi

Certo il referente politico del M5s pecca un po’ in carisma. Ma neppure il fatto di aver alternato annunci e smentite, gaffe e sì stentati, può bastare a giustificare la rivolta del web contro i pentastellati e i loro vertici. Una furia cieca e tutt’altro che muta, quella dei movimentisti in subbuglio, che contestano e rispediscono al mittente la sentenza del voto su Rousseau e le sue motivazioni. A partire, naturalmente, dal quesito di partenza. infierendo in particolar modo su Crimi, come se fosse tutta solo colpa sua… Una figura bersaglio di gran parte delle invettive che cominciano a riempire la Rete già l’11 febbraio, quando un utente pubblica un post che fa incetta di like. E che recita: il «M5S ha sempre messo al centro i temi e gli obiettivi». Una pernacchia che deflagra sui social, rilanciata tra gli altri dal Corriere della sera di oggi. Con tanto di gaffe annesse e connesse del tenore di: «Non facciamo finta che tutto va bene. Vi siete fatti infinocchiare dalla vecchia politica marcia. Quella che detestavate…». E ancora: «Non avete sostenuto Giuseppe Conte e siete saliti subito sul carro del burocrate per un governo che doveva essere di alto profilo».

Insulti al M5s, non si salva nessuno: tanto meno Crimi e Di Maio

Un pamphlet di insulti e amare considerazioni che i vertici pentastellati dovrebbero tenere, a futura memoria, e usare come vademecum da sfogliare per le scelte che si presenteranno nel prossimo futuro. Ma che il blog, al momento, finge di ignorare. Come noto, il blog di Beppe Grillo è chiuso ai commenti. Ma accuse e polemiche rimbalzano ovunque lo stesso. E senza risparmiare nessuno. Né Di Maio, un tempo esente dalla lapidazione di piazza digitale. Oggi nel mirino del sarcasmo al vetriolo dei militanti che, lungi dall’essere soddisfatti per la riconferma del suo vecchio incarico alla Farnesina, non risparmiano al delfino di Grillo sberleffi e ingiurie squadra di governo pentastellata in cui il buon Giggino è rientrato per meriti insondabili. Uno tra i tanti post risentiti, allora, tuona: «Una squadra che ha lottato per i propri interessi e tu per primo. Venduti».

Pernacchie alla supercazzola su Rousseau

E ancora: «È più digeribile la peperonata fatta a cena da mia suocera». E questi sono i più docili, inanellati uno in fila all’altro. In queste ore, infatti, avventurarsi nella rete e nel coacervo di insulti e parolacce che la intreccia, per i grillini significa percorrere una via crucis che porta inesorabilmente alla fustigazione collettiva. La discesa negli inferi dove si affastellano i malumori della base pentastellata è impresa facile e agghiacciante al tempo stesso. Ma ha il pregio di chiarire, una volta per tutte, qual è l’aria che tira nei cieli stellati. A partire dalla controversia tuttora in corso sulla formulazione del quesito referendario sulla partecipazione o meno al governo Draghi. Il cui esito è stato scagliato come una pietra sui giornalisti peccatori e cattivi. «Ma perché non scrivete che “le altre forze politiche” comprendono Salvini e Berlusconi? Il quesito assomiglia molto al quesito referendario di Renzi, ve lo ricordate vero…».

Non c’è nemesi. Non c’è salvezza. La sentenza del web è di condanna

E giù con citazioni meno bibliche e più salacemente irriverenti tratte a man bassa da Amici miei di monicelliana memoria. Sul web è tutto un riperticare gli insegnamenti irresistibili del Conte Mascetti alle prese con la supercazzola. «Tarapia tapioco! Prematurata la supercazzola, o scherziamo?». E poi: «Chi ci ha fatto sorpassare nei sondaggi da FdI. Chi ci ha ridotto a fare un governo con quelli che sapete bene. Chi ha bandito Conte, deve essere cambiato con portavoce fedeli al movimento. Questo è il momento. Poi penseremo al governuccio»… Una sequela di accuse al M5s che non risparmia nessuno. Nemmeno il transfugo Di Battista, al quale un utente riserva un’osservazione a dir poco piccata. «Adesso che sei fuori, spari a zero?» Non c’è nemesi. Non c’è salvezza. La sentenza del web è una sentenza di condanna. E dai chiari di luce che si intravedono, forse neppure l’appello delle urne potrà decretare niente di meglio.

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