Ipotesi modello inglese per il nuovo piano vaccinale: obiettivo 500mila somministrazioni al giorno

domenica 21 Febbraio 17:59 - di Federica Argento
piano vaccinale

Bisogna fare in fretta. Lo sa bene il governo Draghi che sul piano vaccinale si gioca tutta la sua credibilità. Ci sarebbe il “modello inglese” nella mente del nuovo esecutivo  alle prese con una nuova strategia per modificare il piano vaccinale. Le notizie non sono buone e occorre fare presto. Mentre AstraZeneca annuncia un nuovo taglio di dosi, che per l’Italia sarà pari al 10-15% di quelle preventivate; le Regioni premono per un “deciso cambio di passo” nella campagna vaccinale: tutti i governatori sono allarmati, in questo momento il problema è soprattutto la scarsità di vaccini che rende tutto tragicamente complicato. Da AstraZeneca dovevano arrivare 566 mila dosi, ne sono state consegnate 60 mila in meno. Una sforbiciata definita «gravissima» da tutti i governatori. Attilio Fontana chiede che «Mario Draghi faccia sentire la sua voce in Europa».

Il piano vaccinale del governo

Secondo “La Stampa”, dunque, alla vigilia del Consiglio dei ministri convocato per lunedì mattina, il governo starebbe valutando di modificare il piano di vaccinazioni guardando all’esperienza della Gran Bretagna che è quella che ha dato migliori risultati : una sola dose del vaccino anglo-svedese per tutti subito, senza accantonare scorte per il richiamo. Per le somministrazioni verranno usate strutture esistenti come stazioni ferroviarie, aeroporti, fiere e grandi parcheggi. Confindustria ha proposto di aprire le fabbriche per vaccinare dipendenti e familiari. A rafforzare l’ipotesi di adozione del modello inglese è un nuovo studio pubblicato dalla rivista scientifica “Lancet”. Secondo il quale la prima dose dell’antidoto anglo-svedese avrebbe una efficacia del 72%,  che aumenterebbe all’80% spostando molto più in là il richiamo, addirittura a tre mesi dalla somministrazione della prima dose.

Se non proprio come i più ambiti ritrovati di Pfizer e Moderna, poco ci manca. “In questo modo – leggiamo su La Stampa- si potrebbe procedere al passo da corsa intrapreso a suo tempo dall’allora criticatissimo premier britannico,  che in barba ai protocolli approvati dall’Ema su indicazione della stessa casa produttrice, già ai primi di gennaio ha iniziato a vaccinare in massa i cittadini senza riservare dosi per il richiamo”.

Ecco dove ci si vaccinerà per fare presto

Nel piano della Protezione civile ruolo principale giocheranno le stazioni ferroviarie per procedere alle vaccinazioni . “Un centinaio, pescando da quelle che per l’appunto appartengono alla società Centostazioni. Una lista che comprende gli scali di città importanti come Brescia, Padova, Parma, Salerno. E anche le stazioni secondarie delle grandi città, come Milano Porta Garibaldi, Roma Ostiense e Napoli Afragola. Si potrebbero aggiungere anche le grandi stazioni come Milano Centrale, Roma Termini o Torino Porta Nuova”, leggiamo sul Corriere della Sera. Saranno valutati tutti i parcheggi dei grandi centri commerciali. Qui nella lista dei candidati ci sono 955 strutture, alle quali vanno aggiunti 33 outlet. Arruolate le caserme dei Vigili del fuoco, in linea di massima una per provincia. E gli spazi dei 41 aeroporti e dei 32 porti commerciali italiani. Con la possibile aggiunta anche di alcuni dei 228 porti turistici. L’obiettivo annunciato è fare mezzo milione di somministrazioni al giorno. Utilizzando anche i 40 mila medici di famiglia, con l’accordo ormai quasi pronto.

Stazioni, centri commerciali, fabbriche

L’elenco della Protezione civile è concreto e butta alle ortiche le “famigerate” e costosissime  primule, i padiglioni provvisori voluti dal commissario Domenico Arcuri. Nell’elenco c’è anche una struttura della polizia in ogni provincia. E anche i locali delle organizzazioni nazionali di volontariato: “nel censimento nazionale della Protezione civile – leggiamo – sono 49, dalla Caritas all’Associazione nazionale carabinieri. Ma si dovrebbero aggiungere anche quelle locali, che sono anche di più. Con un totale di 300 mila volontari che potrebbero essere utilizzati sia per le attività strettamente mediche, se qualificati per questo compito, sia per quelle logistiche e di sicurezza. Poi ci sono le strutture della Croce rossa, come quella già operativa a Roma nel parcheggio dell’aeroporto di Fiumicino”.

Bonomi: “Vaccinare i dipendenti nelle fabbriche”

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, intervistato da “Repubblica”, sostiene di aver inviato una proposta operativa a Palazzo Chigi che prevede il coinvolgimento delle fabbriche: “I dipendenti delle aziende aderenti a Confindustria sono circa 5,5 milioni, se consideriamo una media di 2,3 componenti per nucleo familiare potremmo vaccinare più di 12 milioni di persone. Siamo disposti a mettere le fabbriche a disposizione delle comunità territoriali nell’ambito del piano nazionale delle vaccinazioni”. Un altro aiuto potrà arrivare da mille tende della Protezione civile, lo stesso tipo utilizzato oggi per i triage davanti agli ospedali. C’è una sola obiezione: sempre che i vaccini arrivino.

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