Foibe, la vergogna delle onorificenze a Tito: questo è il “ricordo” da cancellare subito

mercoledì 10 Febbraio 11:51 - di Lorenza Mariani

Foibe e il massacro compiuto da Tito. Il Giorno del ricordo rinnova dolore e rabbia ma rinsalda la memoria di una strage perpetrata a danno degli italiani, in quanto italiani. Un eccidio scolpito a caratteri di sangue nella storia nazionale che, troppo a lungo, è stata occultata. Rinnegata. Taciuta. Con l’ipocrisia della sinistra che prosegue nella sua opera di mistificazione e silenzio. Ostentando, a fronte dell’orrore delle foibe, tributi e onorificenze a Togliatti: a cui va addebitata la responsabilità morale della tragedia. L’omaggio di strade, targhe e titoli intestati al maresciallo Tito, responsabile politico di quel massacro. Un eccidio che ha sconvolto tutto il Paese e colpito indelebilmente un’intera comunità. Che ha costretto al doloroso esodo e all’esilio i profughi che sono riusciti miracolosamente a mettersi in salvo. E di cui oggi, la giornata commemorativa, celebra il ricordo di tutte quelle vittime del confine orientale del nostro Paese, chiamate a sacrifici estremi. Costrette a uno scempio ingiustificabile. Perché quella pagina di storia diventi finalmente parte integrante di una memoria definitivamente condivisa.

Foibe e Tito, Gasparri: «Ancora si fa fatica a intitolare una strada a Norma Cossetto a R. Emilia»

«Nel Giorno del Ricordo dedichiamo i nostri pensieri alle migliaia di italiani uccisi dai comunisti slavi nelle Foibe – ha dichiarato allora il senatore azzurro Maurizio Gasparri –. Con stermini e persecuzioni che proseguirono anche dopo la fine della guerra. Rendiamo onore ai profughi costretti all’esilio subendo l’esproprio dei loro beni, che ancora perdura peraltro. E chiediamo una memoria condivisa. Invece ancora si fa fatica ad intitolare una strada a Norma Cossetto a Reggio Emilia, per ricordare una giovane studentessa stuprata e infoibata dai comunisti. Ci sono ancora spazi per il negazionismo – prosegue Gasparri –. O per la polemica. Quando tutti insieme ci si dovrebbe inchinare davanti alle vittime di uno degli orrori del Novecento. È una memoria che deve appartenere a tutti e non soltanto ad alcuni. È un ricordo che non deve essere celebrato con fatica o dovendo fornire ogni volta spiegazioni e informazioni. E a molti anni dal varo di una legge che ha istituito questa giornata del 10 febbraio – conclude il senatore di Forza Italia – bisogna rilevare che nella scuola non si fa ancora abbastanza per far conoscere questa tragedia. Noi la conosciamo e la riproponiamo alla riflessione di tutti gli italiani».

Foibe e Tito, Salvini e la proposta di legge per revocare l’onorificenza

Certo, come rileva il leader della Lega, Matteo Salvini in queste ore, «purtroppo nessuna iniziativa può cancellare la sofferenza di un’intera comunità. Sebbene un passaggio doveroso resti ancora da fare per rimuovere almeno la vergogna di anni e anni di rimozione e silenzi. Penso alla proposta di legge di cui sono primo firmatario, affinché sia revocata l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce conferita nel 1969 dal Presidente Saragat al Maresciallo Tito: responsabile politico di quei massacri. Sarebbe un atto simbolico, certo, ma significativo», scrive il segretario della Lega, Matteo Salvini, in un intervento su Il Piccolo. Uno spazio dedicato alla Giornata del ricordo, intestata alla memoria delle stragi delle Foibe.

Foibe, Pirozzi (Fdi): «Vorremmo unanimità per quei poveri martiri»

Eppure, ancora oggi, perché quella dell’eccidio delle foibe sia una memoria condivisa davvero occorre ricordare e commemorare tutti insieme e tutte le vittime: morti e esuli. «Vorremmo – scrive in una nota Sergio Pirozzi, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia – per una volta, vedere una manifestazione senza l’ombra di chi spesso ha ripetuto “ma quella era una rappresaglia conseguenza delle ignominie del regime fascista”». Non solo: «Vorremmo vedere ricordati gli italiani gettati nelle foibe o costretti a lasciare la propria terra – prosegue Pirozzi – e consigli comunali aperti. Con le scuole chiamate a raccolta». E ancora: «Vorremmo l’intitolazione di una via o una piazza in tutti i comuni italiani. Un ricordo vero senza ma e però. Senza sporchi tentativi di giustificare (o far comprendere) questa tragedia come un banale eccesso di zelo con vittime collaterali. Perché in quelle terre, ancora, “le pietre parlano italiano”».

Foibe, Mollicone-Frassinetti: «Eric Gobetti sta tentando un’operazione editoriale inaccettabile»

Perché, come ricordano in queste ore anche Federico Mollicone e Paola Frassinetti, deputati Fdi componenti della commissione Cultura, «la tragedia delle Foibe è una storia italiana. Una storia di tutti, non un ricordo di parte da interpretare e cercare di delegittimare. Gobetti – proseguono i due parlamentari di Fdi – sta tentando un’operazione ai limiti del negazionismo. Ci sono foto che lo ritraggono di fronte monumenti in onore dei partigiani titini massacratori di italiani. Con indosso magliette con il viso di Tito. Laterza era a conoscenza di questi inquietanti aspetti del sedicente “storico” nostalgico di Tito? Operazioni editoriali come quella di Eric Gobetti, osannata dalla sinistra estrema. Dall’Anpi e da chi cerca facili vie al giustificazionismo, sono inaccettabili. E minano lo spirito stesso della commemorazione. Fassino, Violante, Napolitano, nonostante la propria storia politica, hanno condiviso la memoria, nell’ottica della pacificazione nazionale».

«Una mistificazione dal basso valore scientifico e dal dubbio gusto»

E ancora. «Una mistificazione dal basso valore scientifico e dal dubbio gusto. A partire dal titolo: “E allora le foibe?”. Una pubblicazione inconsistente – sottolineano i due parlamentari Fdi – stroncata da accademici e giornalisti. Tanto più che scopriamo che Gobetti ha proprie foto con la bandiera dei partigiani titini. Gli stessi che trucidarono migliaia di italiani. Un nostalgico titino. Rispettiamo la libertà di manifestazione del pensiero di Gobetti. Ma il rispetto di chi perse la vita deve essere anch’esso garantito». Per questo, concludono Mollicone e Frassinetti, «chiediamo a Laterza di ritirare il libro. E le scuse di Gobetti. È necessario e urgente istituire una commissione presso il Mibact composta da storici indipendenti. Così da poter garantire un insegnamento più oggettivo possibile sui fatti tragici della Nazione».

 

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