Crolla il castello, Palamara incalza Davigo: «Dica la verità sulla nomina del procuratore Viola»

lunedì 8 Febbraio 10:20 - di Paolo Lami

Luca Palamara provoca l’ex-magistrato di Mani Pulite Piercamillo Davigo chiedendogli di dire la verità sul motivo per cui, un anno fa, quando Davigo era consigliere del Csm, votò, per l’importantissima poltrona di capo della Procura romana dapprima Viola, ex-procuratore di Firenze, e, poi, modificando il voto, l’attuale procuratore capo di Roma, Prestipino, già braccio destro di Pignatone.

Quel voto di Davigo, dice Palamara durante la trasmissione di Giletti ‘Non è l’Arena’, “è il contrario di una colpa“, sottolineando tuttavia  che “c’è bisogno di chiarire perché” Davigo “votò prima il dottor Viola“, cambiando, poi, voto la volta successiva, quando votò per Prestipino.

Ma non solo. Palamara tira in ballo anche altri magistrati di peso della Procura di Roma. Come il suo vicino di stanza a piazzale Clodio, Stefano Fava, autore di un esposto contro l’allora capo della Procura di Roma, Pignatone. E come Erminio Amelio che Palamara progettava di mandare a fare l’aggiunto a Perugia perché è proprio la Procura di Perugia che si occupa delle inchieste sui magistrati romani, compreso lo stesso Palamara. E, dunque, così Palamara pensava di coprirsi le spalle.

Ora che il castello è crollato, dunque, Palamara chiama alle proprie responsabilità, uno per uno, tutti i magistrati che aveva coinvolto, a suo dire, nel progetto del valzer di nomine.

“La settimana scorsa ho invitato il dottor Amelio della Procura di Roma a raccontare i fatti e i pranzi tra il dottor Amelio, il dottor Fava, il dottor Davigo, il dottor Ardita”, ricorda Palamara.

”Io penso che il dottor Davigo, proprio in virtù del ruolo che ha avuto nelle famose inchieste milanesi, abbia l’obbligo e il dovere di dire la verità, perché il verbale reso davanti ai pm di Perugia non chiarisce realmente il perché il dottor Davigo votò il 23 maggio del 2019 per la Procura di Roma il dottor Viola“.

“Il mio libro – ha detto anche a ‘Non è l’Arena’ l’ex-capo dell’Anm, Luca Palamara parlando del libro-intervista fatto assieme al direttore del Giornale, Alessandro Sallusti che ha scatenato feroci polemiche – è per i tanti magistrati che ogni giorno si svegliano la mattina e fanno i processi. Fu Di Matteo (l’ex-pm di Palermo ora consigliere al Csm, ndr) a parlare, con riferimento alle correnti, di ‘organizzazione mafiosa‘. Il discorso che ho fatto nel libro e che stiamo cercando di sviluppare è capire se il sistema delle correnti oggi è ancora attuale e quanto ha penalizzato coloro che non ne hanno fatto parte”. Cioè tutti quei magistrati che non facevano parte della compagnia di giro e che sono stati estromessi dalla corsa alle nomine di peso.

Ma c’è un altro aspetto sul quale Palamara, ora pentito, punta il dito. E che riguarda gli equilibri fra poteri dello Stato è il golpe giudiziario condotto in maniera spregiudicata da pochi magistrati ideologizzati.

“In questo momento la politica è debole anche perché molti uomini politici sono in un modo o nell’altro coinvolti in determinate inchieste e questo li rende più deboli nel proporre un percorso realmente riformatore”, ha spiegato  Palamara di fronte alle telecamere di ‘Non è l’Arena’. Che ieri sera si è trasformata, davvero, in un’arena con l’ex-magistrato Luigi De Magistris, oggi sindaco di Napoli, è il suo ex-imputato, Clemente Mastella, oggi sindaco di Benevento, che se le davano, metaforicamente, di santa ragione scambiandosi reciprocamente insulti ed accuse di fronte a Giletti e Palamara: “Lei è un bugiardo, il peggior Ministro della storia” ha detto de Magistris rivolto a Mastella. Che ha replicato: “Lei invece è un farabutto“.

 

 

 

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