Coronavirus, quante sono le varianti che circolano in Italia. E quali sono le più contagiose

giovedì 18 Febbraio 12:11 - di Redazione
Coronavirus varianti

Alla domanda delle domande – quante varianti del coronavirus stanno circolando in Italia?-  ha dato una risposta esaustiva il professor Massimo Ciccozzi, ordinario di epidemiologia all’università Campus Biomedico di Roma. Intervistato da Margherita De Bac sul Corriere della Sera, lo scienziato risponde punto per punto:    “Almeno cinque.  E quasi tutte hanno la mutazione sul gene che produce la proteina Spike usata dal virus per agganciarsi alle cellule umane”.

Coronavirus, le 5 varianti

Fare il punto della situazione sulle varianti è essenziale. Su di queste si gioca il destino delle risposte e dello spostamento da un colore a una altro delle regioni e l’istituzioni di mini-zone rosse in alcuni centri. Sono le varianti a scuotere ora gli italiani. Ecco quelle elencate dal professor Ciccozzi. “La variante cosiddetta inglese, la brasiliana, la sudafricana, una quarta sequenziata a Napoli, identificata per la prima volta in Nigeria. A Viggiù, in Lombardia – prosegue l’epidemiologo-   è stata sequenziata una variante scozzese”. 

Massimo Ciccozzi: “Improbabile che siano più virulente”

La paura che affligge è il grado di contagiosità e di rapidità di diffusione. Il professore fa il punto: «Della variante inglese, che ha avuto origine a settembre 2020 nel Kent, di quella brasiliana, origine in Amazzonia, e della sudafricana, sappiamo che hanno una contagiosità superiore rispetto al ceppo che ha circolato in Italia dallo scorso febbraio” . E spiega: “Una mutazione, indicata come 501Y, facilita la capacità di infettare la cellula umana. Le varianti del Brasile e del Sudafrica, dove è presente anche la mutazione 484K, potrebbero essere in grado di far diminuire l’effetto degli anticorpi stimolati dal vaccino”. Quindi gli si chiede conto se tali varianti siano più virulente del ceppo originario. Al che risponde che per ora «Non ci sono evidenze. Potremo affermarlo solo dopo aver raccolto dati certi, validati e pubblicati. Mi sembra improbabile».

Coronavirus: perché si verificano le varianti

E le altre tre varianti? «Potrebbero non avere conseguenze sulla diffusione dell’epidemia- tranquillizza il professore sul Corriere della Sera- . Trovare una nuova variante non significa che il Sars-CoV-2 si stia trasformando in qualcosa di più pericoloso. Al contrario i virus hanno tutto l’interesse a trovare forme di convivenza con l’uomo. Il loro lavoro è infettare, non uccidere».  Il che ci rincuora, in parte. Ecco perché si sono verificate molte mutazioni:  «Le varianti sono il sintomo di una circolazione troppo alta del virus. E questo significa dare all’agente patogeno che da un anno ci tiene sotto scacco l’opportunità di produrre altre mutazioni che prima o poi potrebbero compromettere il funzionamento dei vaccini. Non dobbiamo assolutamente permettere che questo accada. È una fase molto critica», ammette.

“Vaccinare presto e ovunque”

L’unica arma è vaccinare, vaccinare, vaccinare. E’ accorato il suo appello a fare presto.  «Ora abbiamo i vaccini, non abbastanza dosi, ma li abbiamo e ne arriveranno sempre di più. Vaccinare 24 ore al giorno, anche la notte, ovunque. (…). Usiamo tutto quello che si può nel minor tempo possibile». E veniamo alle cure e ai consigli pratici, spesso disattesi. «Mantenimento delle distanze fra individui, uso corretto della mascherina. Se si è in casa o al lavoro va bene la chirurgica. Se usciamo meglio la Ffp2. Ma queste sono precauzioni che valevano anche contro i ceppi normali. Le varianti non bucano le mascherine. Smettiamo di avere paura, stiamo attenti piuttosto. Questo virus non è un mostro». I vaccini funzionano?, gli chiide la De Bac.  «Che sia il contrario è tutto da dimostrare. Nella peggiore delle ipotesi, anche se avessero minore efficacia, proteggerebbero comunque dalle forme più gravi del Covid-19».

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