5Stelle verso la scissione. Ma gli irriducibili si assottigliano. Solo Di Battista non molla. Per ora

sabato 6 Febbraio 19:20 - di Elsa Corsini

Mario Draghi è la soluzione migliore per questo Paese“. Così Beppe Grillo, che quando si deve decidere resta il capo, ha convinto quasi tutta la truppa parlamentare a schierarsi con l’ex governatore della Bce. Con tanto di citazione di Platone.  “Non conosco una via infallibile per il successo. Ma una per l’insuccesso sicuro: voler accontentare tutti”. Allora tutti dentro al governo. Alla faccia della coerenza e del povero Vito Crimi. Che aveva pronunciato un  niet ufficiale al momento dell’incarico del Colle.

5Stelle dritti verso la scissione. Il sì di Grillo a Draghi

Tutto liscio? Non proprio. Il fondatore ha parlato quasi un’ora davanti ai gruppi e all’ospite d’onore Giuseppe Conte. Ha fatto capire chiaramente che non si può restare a bordo campo. Che si devono portare i temi del movimento (quali?) al tavolo dell’esecutivo. E  “vigilare sui soldi del Recovery fund”.

Di Maio incollato alla poltrona. E Crimi ci ripensa

Una boccata d’ossigeno per i 5Stelle fisicamente al governo. Incollati a palazzo Chigi come Luigi Di Maio. O Stefano Buffagni, il primo ad aprire a superMario. Il migliore, il più autorevole. L’uomo giusto al momento giusto. Anche  Roberto Fico, smessi i panni dell’esploratore, è della partita. “Non possiamo stare a guardare, dobbiamo esserci”, ha detto intervenendo alla riunione da remoto. Idem per  Vito Crimi, che con un salto carpiato passa dal mai con Draghi al sì però. Tutti con il capo Grillo anche  Stefano Patuanelli e Alfonso Bonafede.

Il movimento si spaccherà presto

Ma non è tutto oro quello che luccica. La scissione non è più rimandabile. E’ già un miracolo che sia andata così. Senza morti e feriti. L’unica incognita sono i numeri. La consistenza dei ribelli.  È un problema di quanto, e non di quando, scrivono gli analisti. Una volta formato il governo il partito si spaccherà ufficialmente. L’unica certezza, in queste ore, è la riduzione delle truppe che qualche giorno fa erano per un no senza se e senza ma al governo dell’uomo amico delle banche.

Lezzi e Morra dal no al sì a Draghi

Barbara Lezzi da pasdaran passa al sì. A patto che si tratti di un governo a tempo. Che invece non sarà. Nicola Morra adesso si appella all’unità  e ai miracoli. Alessandro Di Battista invece tiene il punto. Ma chissà che cosa ha davvero in mente. “Io non ho cambiato idea, non potrò mai avallare questa accozzaglia”. Dibba non molla ma non è più tanto sicuro di sbattere la porta. “Io combatto per il no”, ripete. E poi? Visto che ha vinto il sì a Draghi che strada prenderà? Non lo dice.

L’ex premier, lo sappiamo, non ha alcuna voglia di tornare a insegnare all’università. E anticipa i tempi partecipando al vertice dei gruppi parlamentari 5Stelle. La famiglia si allarga, dice Di Maio gongolante. Già. Ma Conte sarà un ‘valore aggiunto’ o una palla al piede?

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