Grillo: Draghi no, anzi sì. Monta la rabbia tra i suoi: “Cambia idea continuamente”

giovedì 4 Febbraio 18:04 - di Adriana De Conto
Grillo ci ripensa

Grillo cambia idea nel giro di poche ore.  Un colpo di teatro. Dal no a Draghi al sì a Draghi. Un’inversione a U quella del comico genovese, garante del M5S e che appunto,  nelle prossime ore dovrà cercare di ricompattare il Movimento, scisso e confuso dal cambio repentino. Si è messo al telefono da ieri sera e ha proseguito fino a questa mattina. Chiamando parlamentari, ministri uscenti ma anche sindaci: si vocifera – apprendeiamo dall’Adnkronos- che tra i contatti siano finite anche Virginia Raggi e Chiara Appendino. Poi  volti storici del Movimento, come Max Bugani. Beppe Grillo si comporta come fece nel 2019, quando portò il M5S al sodalizio con il Pd. Un voltafaccia allora, un voltafaccia oggi.

Dopo aver detto agli ormai ex ministri che lo avevano sentito, “mai con Draghi, avanti con Conte”,  Grillo deve avere capito che il Movimento era in un vicolo cieco. Deve averlo convinto l’avere assistito, da lontano, a un’assemblea congiunta trasformata in uno sfogatoio. E così  ha deciso di cambiare gioco, dice, anche per “rispetto del Colle”. Un rispetto scoperto dopo due giorni, curioso.

Grillo, ennesima piroetta”

I motivi della piroetta ennesima impressa alla sua “creatura” sono sempre quelli “nobili” di sempre. Ha chiamato tutti, definendo “una grande opportunità” – riportano diverse voci del Movimento- quella di tornare al governo; anche se a guidarlo non ci sarà più Giuseppe Conte ma l’ex numero uno della Bce. Ma la condizione sine qua non che Beppe Grillo pone è che quello di Draghi sia un esecutivo politico:  con il M5S che ne indossa qualche maglia, ovvio. Da qui le chiamate a Giuseppe Conte. Lo vorrebbe con quel ruolo di ‘federatore’ della coalizione che dovrà guidare la sfida al centrodestra alla prossima tornata elettorale. Si spiega così, il ‘predellino’ del premier uscente, con tanto di tavolino di cristallo in piazza Colonna.

Grillo cambia idea su Draghi: rabbia tra i suoi

Dunque il  no a un governo tecnico guidato da Mario Draghi si è trasformato, fatti due conti, in un sì. La decisione su un eventuale appoggio a Draghi “dovrà comunque prenderla il Movimento”,  avrebbe detto, sempre guardando a un gabinetto politico guidato dall’ex capo della Bce. Ma politico o no, il Movimento è profondamente diviso al suo interno. Frantumato. E anche Grillo, viene spiegato dagli stessi ambienti pentastellati, “cambia idea continuamente, prima no Draghi, poi forse… la situazione è complicata”.

I “big” lo seguono, ma gli altri no

Un’inversione a U problematica per il  Movimento 5S. Perché se i ‘big’ sembrano convinti sulla linea del governo Draghi; e se Conte ha aperto la strada e cercato di sgomberare ostacoli, è anche vero che le truppe parlamentari non sono affatto convinte. Monta la rabbia per il cambio di linea deciso, anche stavolta, da pochi, in barba all’uno vale uno. Una linea che tra l’altro sarebbe osteggiato da un altro big che tuttavia è fuori dai Palazzi: il solito Alessandro Di Battista.

 

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