Trump fatto fuori dai social, ma perché Twitter non censura i dittatori? La provocazione di Battista

lunedì 11 Gennaio 12:55 - di Redazione
Trump Twitter

Con un articolo di Pierluigi Battista il Corriere della Sera torna sul dibattito relativo alla censura social. Dopo che, com’è noto, Twitter e gli altri social hanno bannato i profili del presidente Donald Trump. Battista si batte da tempo contro le forme di intolleranza che colpiscono la libera circolazione delle idee e lo ha fatto anche con un recente titolo, Libri al rogo. La cultura e la guerra all’intolleranza, nel quale denuncia la psicopolizia del politicamente corretto.

Battista: tra la denuncia dei brogli e l’assalto c’è una differenza

“Dicono – scrive Pierluigi Battista – che Twitter e gli altri social sono agenzie private e che dunque se silenziano (tardivamente, molto tardivamente) Donald Trump non si può parlare di censura”. Invece per Battista è censura e sopruso.  “Trump scrive e cinguetta cose nefande? A mio giudizio sì, ma a mio giudizio e il mio giudizio, come quello di chiunque altro, non può essere Legge insindacabile e autorizzazione all’imbavagliamento. E poi ci sarà pure una minima distanza tra il gridare (sia pur potenzialmente eversivo) ai brogli elettorali e l’assalto putschista al cuore della democrazia americana, che invece va trattato, non con la censura, ma con i mezzi molto più convincenti della Guardia Nazionale”.

Anche il comunismo è nemico della democrazia

Battista va avanti e denuncia anche l’ipocrisia che è sottesa a tutto il dibattito sul Trump “mostro” da oscurare: “Si dice citando con disinvoltura l’unica frase infelice di un grande filosofo liberale come Karl Raimund Popper, che non si può essere tolleranti con gli intolleranti. Si dimentica però, per dire, che tra gli intolleranti nemici della società aperta e dei totalitarismi Popper annoverava non solo i nazisti e i fascisti, ma anche i comunisti: segno di come i confini dell’intolleranza all’intolleranza siano estremamente mutevoli e storicamente precari. La ruota gira, e chi oggi sostiene il massimo rigore censorio nei confronti di parole considerate spregevoli dovrebbe ricordare che in un’altra epoca si invocò la mannaia della censura sui cosiddetti «cattivi maestri» che, predicando l’abbattimento rivoluzionario delle istituzioni «borghesi», venivano accusati di alimentare con i loro scritti la deriva terroristica. Attenzione: i cattivi su cui puntare le armi delle censura cambiano colore e aspetto, anche se non cambia la smania censoria“.

Censura incoerente: perché i dittatori possono avere il loro spazio social?

Infine, Battista fa notare che la censura “dovrebbe conservare almeno un minimo di coerenza”. “Se si mette la sordina al presidente americano ancora in carica per il suo incitamento all’eversione (ma a stabilire se è un reato deve essere la giustizia americana, non Twitter o ciascuno di noi) non si capisce perché – conclude – si permetta all’ayatollah iraniano Khamenei, nel cui Paese continuano le impiccagioni di dissidenti e le persecuzioni contro le donne, di scrivere che «Israele è un cancro maligno in Medio Oriente che va rimosso e sradicato», e non ci vuole molta fantasia per immaginare come dovrebbe realizzarsi questo «sradicamento». Oppure perché dittatori, caudillos o leader a forte vocazione autoritaria come i leader cinesi e russi, il presidente Erdogan e Maduro in Venezuela debbano usufruire dello spazio pubblico dei social, con post che sono molto più violenti di quelli del pur violentissimo Trump”.

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