Alla sinistra piace la censura social a Trump: Lerner e Formigli “sognano” il modello Kgb

venerdì 8 Gennaio 18:55 - di Ginevra Sorrentino
Gad Lerner e Formigli su censura social a Trump

Ai maitre a penser di sinistra piace la censura modello Kgb. Gad Lerner e Corrado Formigli in testa a tutti, guidano la cordata politically correct che plaude alla censura social imposta a Donald Trump. Con il primo che, esultando al provvedimento dei giganti del web, dichiara lapidario: «Dovevano farlo prima». E il secondo che rimarca: «Non ci vedo nulla di particolarmente scandaloso nel fatto di aver sospeso Trump. Anzi, è una scelta di responsabilità». Insomma, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da liberi pensatori e intellettuali che l’immaginario civile vorrebbe disorganici, i soliti forcaioli di sinistra si scagliano con veemenza contro Trump, anche se questo significare omaggiare del loro consenso i colonialisti d’oltreoceano del web.

La sinistra forcaiola plaude alla censura social imposta a Trump

Così, mentre dalla sponda opposta, interpellati dall’Adnkronos, un intellettuale del calibro di Marcello Veneziani, a riguardo afferma: «Credo che ogni censura sia inaccettabile. Tanto più se riguarda una persona che ha un seguito corrispondente a mezza America». E una giornalista come Maria Giovanna Maglie, aggiunge al dibattito in corso che: «Più censuri Trump, più agli occhi di quelli americani che si stanno radicalizzando lui diventa più forte, e ne fai un’icona». La sinistra forcaiola si compiace del silenziatore messo dai social e da Youtube a post e tweet del presidente Usa uscente. Con un’unica eccezione: quella del filosofo Massimo Cacciari che, interpellato sempre dall’Adnkronos, commenta duramente su censura e censori. Dicendo: «C’è un problema di fondo, che è al di là e al di fuori di Trump. È inaudito che imprenditori privati possano controllare e decidere loro chi possa parlare alla gente e chi no. Doveva esserci un’autorità ovviamente terza, di carattere politico».

L’aspro commento di Gad Lerner sulla censura social imposta a Trump

Dunque il giornalista ex Lotta Continua, Gad Lerner, torna alla carica, ammantando un mal celato livore anti-Trump con il pannicello caldo delle motivazione etiche ammantate di responsabilità culturali. E sulla vexata quaestio, sottolinea: «I social hanno oscurato Trump? ‘Dovevano farlo prima. Si sarebbe evitata la convocazione di un esercito sedizioso, profondamente plasmato dalle menzogne diffuse da Trump. Se lo facessero anche in Italia con alcuni non sarebbe male». Poi, sfoderando anche considerazioni sugli scontri avvenuti a Capitol Hill e sul ruolo dei social gestiti dall’inquilino della casa Bianca, aggiunge e conclude: «Da sempre penso che i social hanno dei proprietari e degli editori che devono avere una responsabilità culturale. I social come colpa hanno quella di aver troppo poco filtrato le menzogne e le denigrazioni che ci sono state in questi anni. Perciò, arrivano molto in ritardo», chiosa attaccando tutto e tutti il giornalista.

Formigli, Facebok ha fatto bene: rientra nelle facoltà di Zuckerberg

E in soccorso di Lerner arriva anche Corrado Formigli. Il conduttore di Piazzapulita su La7, sulla censura social prova a sfoderare aplombe giornalistico, affermando sulle prime: «La situazione è delicata. Il discrimine è sottile. Ma io penso che Facebook ormai non possa sottrarsi alla responsabilità che avrebbe un grande editore su quello che pubblica». Poi, abbandonando equilibrio e cerchiobottismo, sentenzia: «Non ci vedo nulla di particolarmente scandaloso nel fatto di aver sospeso Trump: è anzi una scelta di responsabilità». Una scelta, quella di Zuckerberg, sottolinea quindi a stretto giro, «in un certo senso “senza ritorno” – sottolinea Formigli –. Quella di decidere che un editore mette al vaglio anche le dichiarazioni dei politici, quindi svolge una funzione di filtro. Penso che sia ineluttabile, che sia così».

I social chiamati a fare da “arbiter elegantiarum”?

E ancora: «È il primo gesto davvero concreto con il quale Facebook cerca di disinnescare quello strumento micidiale che ha messo a disposizione della politica. Un’arma di diffusione di informazioni vere o false gigantesca». Sulla quale, però, Formigli omette di dire e di commentare il fatto che, la freccia spuntata, è solo quella all’arco di Trump. E giù, con i soliti pistolotti sull’attacco alla democrazia. Sulla necessità di controllo e controllori. Sulla necessità di «stabilire i criteri con cui deve essere esercitato questo controllo». E sui social chiamati a fare da arbiter elegantiarum: un ruolo da svolgere però, rigorosamente a corrente alternata...

 

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