Regeni, la Procura di Roma chiede il processo per gli 007 egiziani. Ma pesano i no del Cairo

mercoledì 20 Gennaio 12:16 - di Luciana Delli Colli
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Sequestro di persona pluriaggravato, concorso in omicidio aggravato e in lesioni personali aggravate. Sono i reati per i quali la Procura di Roma ha chiesto il processo per quattro 007 egiziani della National Security nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso nel 2016 in Egitto.

Caso Regeni, verso il processo agli 007

Il procuratore capo Michele Prestipino e il sostituto Sergio Colaiocco, che in questi anni ha seguito le indagini, hanno avanzato la richiesta di rinvio a giudizio per il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif per il reato di sequestro di persona pluriaggravato. E, nei confronti dell’ultimo, anche per il concorso in lesioni personali aggravate e il concorso in omicidio aggravato. “Non essendo intervenuto alcun fatto nuovo dopo la notifica dell’avviso 415bis, ha depositato – si spiega in una nota – la richiesta di rinvio a giudizio negli uffici del giudice dell’udienza preliminare nei confronti dei quattro cittadini egiziani appartenenti agli apparati di sicurezza già destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini”.

L’udienza preliminare e i nodi tecnici

La chiusura delle indagini è avvenuta il 10 dicembre. L’udienza preliminare potrebbe essere entro la fine della primavera. La prima questione da affrontare davanti al giudice sarà l’assenza dell’elezione di domicilio per gli imputati. Secondo il nostro sistema giudiziario non è possibile rinviare a giudizio se non c’è la certezza dell’avvenuta notifica. Ma il gup potrebbe procedere ugualmente alla luce della rilevanza mediatica della vicenda, anche in Egitto, con la diffusione dei nomi degli imputati.

I no della Procura egiziana

La richiesta era stata oggetto di una rogatoria avanzata dai pm romani nell’aprile 2019 e più volte ribadita alle autorità egiziane. A fine dicembre la Procura egiziana aveva fatto sapere che non vi sarebbe stato alcun procedimento penale per il caso Regeni, ritirando le accuse nei confronti degli agenti e rifiutando anche di fornire all’Italia le informazioni raccolte durante l’indagine.

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