Rampelli: “Ma quali costruttori, sono abusivisti della politica. La soluzione della crisi è il voto”

venerdì 15 Gennaio 13:52 - di Gigliola Bardi
rampelli costruttori

Non “costruttori”, ma “abusivisti della politica”, un po’ come “quelli delle borgate senza allacci in fogna”: è lapidario il giudizio di Fabio Rampelli sugli eventuali nuovi “responsabili” che, chiarisce, non possono essere la soluzione alla crisi del governo. Anche perché Sergio Mattarella, ricorda il vicepresidente della Camera, ha già dimostrato di non ritenere “accettabile” questa modalità. Una “soluzione politica”, invece, “sono le elezioni”, che si possono svolgere anche in questo momento.

Rampelli: “Non costruttori, ma abusivisti della politica”

“Agli osservatori non è chiaro il motivo per cui Renzi abbia aperto la crisi. Certo che la soluzione ora deve essere politica e non può essere solo numerica. Più che costruttori, ci troveremmo di fronte a degli abusivisti dell’edilizia, quelli delle borgate senza allacci in fogna, poltronisti che punterebbero solo a salvare la propria poltrona, a rischio rielezione”, ha spiegato Rampelli, intervenendo a SkyTg24, sottolineando che “una soluzione politica sono le elezioni”.

Il precedente di Mattarella

L’esponente di FdI, quindi, ha ricordato che “il presidente della Repubblica nel 2018, nonostante il centrodestra avesse vinto, non gli diede nemmeno un mandato perlustrativo perché avrebbe dovuto trovare ‘responsabili’ o ‘costruttori’ in aula, cercandoli esattamente con le stesse modalità con le quali sta agendo oggi Conte”. “Se questa modalità non andava bene ieri – ha quindi commentato Rampelli – significa che non è accettabile oggi”.

In tempi di crisi servono governi legittimati dal voto

Il vicepresidente della Camera ha anche ricordato, però, che “la democrazia ha sempre le sue soluzioni, soprattutto quando ci sono momenti critici”. “È il voto – ha chiarito ancora – a dare ai governi la forza d’urto per affrontare le crisi. Non c’è niente di più efficace di un governo legittimato da un mandato popolare e la pandemia non è incompatibile con la democrazia. Infatti – ha concluso Rampelli – si è votato negli Usa, alle regionali di pochi mesi fa in Italia, si voterà a Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, ecc. e in molti Paesi europei”.

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