Pensioni, arriva la batosta. L’Ue non sente ragioni e avverte il governo: «Fate subito le riforme»

sabato 23 Gennaio 15:45 - di Mia Fenice
Pensioni

Su tasse e pensioni c’è poco da stare tranquilli. La Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen ha infatti appena aggiornato le linee guida per accedere ai fondi del Recovery. Come si legge sul blog Insideover sul Giornale,  molti osservatori si sono resi conto che le ultime indicazioni sembrano essere state studiate appositamente per l’Italia. Ecco che cosa prevedono le nuove linee guida. L’Unione europea presterà sì i suoi soldi, ma vuol essere certa su come questi fondi saranno utilizzati. In sostanza, il pericolo è dietro l’angolo, i fondi arriveranno soltanto se saranno realizzate riforme funzionali. Riforme che preannunciano l’austerità. Quali? Scrive il Giornale, si va dall’ammodernamento della pubblica amministrazione e della giustizia ai provvedimenti sulle pensioni, passando per altre misure pensate appositamente per incrementare la competitività degli Stati.

Le richieste di Bruxelles – ha evidenziato Repubblica – sono ben precise. L’Italia dovrebbe tagliare la burocrazia, avere processi più snelli, abolire quota 100 (e quindi batosta per le pensioni) e un migliore ambiente per le imprese. E nel piano italiano, manca anche l’aggiornamento dei valori catastali, che è uno dei nodi richiesti dall’Europa per far sì che la tassazione si sposti sulle rendite.

Per quanto riguarda le pensioni,  il governo ha già reso noto che vuole cambiare approccio. Tra le tante ipotesi in campo, scrive il Giornale, la più probabile potrebbe coincidere con il mantenere i costi al di sotto della soglia dei 5 miliardi annui. Per poi scendere a 3-4 miliardi. In tal caso, potrebbe essere introdotta una nuova flessibilità.  Basata sull’uscita dal mondo lavoratori ad almeno 64 anni di età e 38 di contributi (quindi una specie di Quota 102). Nei mesi scorsi si è parlato anche di adottare il metodo di calcolo contributivo, almeno sugli anni mancati, fino al raggiungimento della soglia di vecchiaia dei 67 anni, con una penalizzazione del 2,8-2% per ogni anno di anticipo e il ripristino parziale dell’adeguamento automatico dell’aspettativa di vita. Al vaglio pure l’idea di prorogare, per un anno, Ape sociale e opzione donna, e allungare fino al 2023 l’isopensione.

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