Omicidio Mattarella, Fioravanti: La nuova inchiesta? Aria fritta

martedì 5 Gennaio 21:03 - di Roberto Frulli

“Io dubito che ci sia una nuova inchiesta” sull’omicidio Mattarella. “Credo sia tutto aria fritta. Mi sembra altisonante chiamarla nuova inchiesta…”.

A parlare con l’Adnkronos è Giuseppe Valerio Fioravanti, l’ex-appartenente ai Nar, i Nuclei armati rivoluzionari. Che dopo l’agguato mortale all’ex-governatore siciliano ucciso il 6 agosto del 1980 sotto la sua abitazione venne arrestato per l’omicidio.

Ma, poi, prosciolto da tutte le accuse.

Qualche tempo fa la Procura di Palermo aveva riaperto l’inchiesta sull’omicidio Mattarella.

Gli inquirenti hanno effettuato una serie di nuovi accertamenti su reperti che, sostengono, finora Bonn sarebbero mai stati analizzati.

E le indagini hanno puntato, ancora una volta, sui Nar.

“Per quel poco che ho letto sono cose inconsistenti – taglia corto Fioravanti – o abbastanza in malafede. Vuol dire non conoscere la nostra storia e il nostro modus operandi. Non conoscere i processi fatti in altre città che raccontano cose diverse. E’ letteratura quella che leggo“.

Gli inquirenti sostengono che uno dei reperti del processo celebrato a Palermo, la targa di un’auto del commando che ha ucciso Piersanti Mattarella, sarebbe stata divisa in due dagli autori del furto. E una parte sarebbe poi stata ritrovata nel 1982 in un covo dei Nar.

Ma le cose non stanno affatto così.

“Sono accuse mosse a vanvera, perché parlarne? – dice oggi Fioravanti all’Adnkronos. – La vicenda della targa è penosa. Sarebbe stata divisa in due e, se ricostruita, somiglierebbe a un’altra targa. Ma con due numeri di differenza? Ma che vuol dire con due numeri di differenza? – si chiede Fioravanti. – Mi sembrano cose suggestive, piene di se e di ma. Sono giochi di parole e non si dovrebbe giocare con le cose serie. Sono troppe misere”.

Un anno fa Fioravanti aveva dato la sua disponibilità ad essere riascoltato dai magistrati. Ma nessuno lo ha chiamato.

“Non sono stato più sentito da nessuno – dice. – E credo perché è tutto fermo alle assoluzioni. L’unica novità è l’intervista dell’ex-pm Giuseppe Pignatone (ex-Procuratore di Roma ndr) che ha spiegato perché ha chiesto la mia assoluzione. Ci sono due assoluzioni diventate definitive e da uomini di un certo prestigio, più di questo non so”.

La vicenda giudiziaria sull’omicidio Mattarella è stata lunga e complessa. E non definitiva.

Come mandanti sono stati condannati all’ergastolo i boss della commissione di Cosa nostra, da Totò Riina a Michele Greco, con gli altri esponenti della Cupola, da Bernardo Provenzano a Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia e Antonino Geraci.

L’inchiesta, però, non è riuscita a identificare né i sicari né i presunti mandanti esterni.

Nel 2018 la Procura di Palermo ha riaperto l’inchiesta sull’omicidio. “Aria fritta“, ripete Fioravanti.

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