Nuove “zone rosse”, Zaia striglia il governo: «Il Veneto non è il lazzaretto d’Italia»

lunedì 11 Gennaio 17:23 - di Redazione
Zaia

«Il Veneto ha i suoi problemi, certo c’è una forte pressione ospedaliera, ma non è il lazzaretto d’Italia». Dalle sede della Protezione civile di Marghera, il governatore Luca Zaia mette i puntini sulle “i”. E striglia il governo circa l’adozione dei criteri in vista delle nuove restrizioni con cui fronteggiare l’epidemia. L’intenzione del governo, ora accantonata secondo il presidente, era quella di assumere il numero dei positivi quale parametro per le nuove “zone rosse”. Ma è un criterio che Zaia contesta. «Questa faccenda del numero assoluto di positivi – spiega – è una farsa. Noi facciamo più tamponi e troviamo più positivi».

Zaia contesta il parametro dei positivi

Il ragionamento non fa una grinza. E la conclusione è altrettanto impeccabile: «Non possiamo paragonare il Veneto che fa 60mila tamponi al giorno con chi ne fa solo 400». Quanto al tasso di ospedalizzazione, ricorda che ben prima della sua regione «risono altre quattro regioni». Da qui il pressing sul governo affinché faccia discendere «le nuove misure restrittive» da «dati uniformi per tutte le regioni». Solo allora «il Veneto avrà le restrizioni che dovrà avere rispetto all’andamento dell’epidemia». Sul punto, Zaia assicura di aver raggiunto una perfetta sintonia con il ministro Speranza. Del resto, solo una visione nazionale può valutare il fatto di rischio e decidere eventuali misure sul livello territoriale.

«Criteri uniformi per tutte le Regioni»

«Il governo e l’Iss – ricorda – hanno tutti gli elementi per valutare se servono misure nazionali o regionali. Saranno loro a valutare, capire e decidere». Un ragionamento ineccepibile. Del resto, l’Iss (Istituto superiore sanità) è il massimo organo scientifico. È quindi sulla base delle sue valutazioni che il governo decide il “colore” per le Regioni. Zaia vuole solo evitare che una competenza così tecnica finisca per accendere un dibattito senza senso. E conclude: «Tra chi vuole il lockdown, chi la zona gialla, chi la zona rossa e chi non vuole nulla, occorre una sintesi scientifica».

 

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