Napoli, i murales in onore dei rapinatori sono ancora lì. Il Pg a De Magistris: «Inammissibile»

sabato 30 Gennaio 14:12 - di Francesca De Ambra
De Magistris

Il Secolo d’Italia se n’è occupato per ben due volte nei giorni scorsi dopo che il Mattino l’aveva sollevata attraverso servizi, interviste e lettere aperte. Parliamo degli altarini eretti a Napoli in onore di camorristi. E soprattutto dei murales commemorativi di Ugo Russo e Luigi Caiafa, baby-rapinatori uccisi in conflitti a fuoco con le forze dell’ordine durante due distinte rapine. Nonostante gli ordini di prefetto e Viminale, la giunta guidata da Luigi De Magistris si muove con inattesa timidezza nel ripristinare lo stato dei luoghi. Il messaggio di tanta inerzia è devastante: qui comando l’anti-Stato e non lo Stato.

Dedicati a due baby-rapinatori

Per molto meno, sindaci sono stati rimossi e intere amministrazioni sciolte con il marchio infamante dell’infiltrazione malavitosa. Con De Magistris, evidentemente, non si può. Al massimo, lo si può censurare. Esattamente quel che ha fatto il Pg presso la Corte d’Appello di Napoli, Luigi Riello. Sulla vicenda l’alto magistrato era già intervenuto. Ricevendone in risposta la notizia che uno degli altarini era stato realizzato con tanto di timbro del Comune. «Un assessore, bontà, sua ha detto “li rimuoveremo” . Lo ringrazio per la considerazione – ha ironizzato il Pg – ma ha anche detto: “Troveremo modo di ricordare questo giovane”».

La giunta De Magistris inspiegabilmente timida

Parole cariche di ambiguità. «Io non lo so – ha rimarcato Riello – se in Germania o in Francia, o in qualsiasi altro Paese possa succedere questo. Allora aspettiamoci che oltre alla festa della polizia, dei carabinieri, della Guardia di finanza, faremo anche la festa della criminalità. O daremo qualche medaglia a chi è morto nell’adempimento del proprio dovere di camorrista e rapinatore». Uno sfogo reso ancor più amaro dalla consapevolezza che i volti effigiati su quei murales appartengono giovanissimi. «Ci inchiniamo davanti al dolore delle famiglie. Ma – ha ricordato – il dolore diventa da privato a pubblico quando chi muore lo fa per una causa degna per essere apprezzato. Non perché sia caduto durante una rapina. È una cosa assolutamente inammissibile e vergognosa». De Magistris, se ci sei, batti un colpo.

 

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