Il “compagno” Jury Chechi boccia il governo Conte: “I ristori dove sono? La gente è disperata”

lunedì 11 Gennaio 14:40 - di Leo Malaspina
Yuri Chechi

E’ di sinistra, non ne ha mai fatto mistero. Ma è deluso, da sportivo e da imprenditore, e anche di questo Jury Chechi non fa mistero. In una intervista alla Verità, il campione olimpico di ginnastica artistica, definito “il signore degli anelli”, a 51 anni parla oggi da imprenditore del settore sportivo, anche se continua a fare lezioni di ginnastica in tv e on line. E alla luce della crisi del Covid e delle conseguenze economiche della pandemia, l’atleta di Prato boccia il governo Conte e le sue promesse di aiuti fantasma.

Le accuse di Jury Chechi al governo Conte

Titolare di palestre, agriturismi e centri di allenamento, Chechi oggi vive la crisi e il calo drastico del fatturato.  “È un momento di grande difficoltà per tutti – è una promessa doverosa – ma qualche critica sulla gestione che si è avuta fin qui la avrei. Posso capire che occorreva limitare gli spostamenti, ma non ci sono evidenze scientifiche che nelle palestre – e nei luoghi della cultura – ci fosse alto rischio di contagio. Poi è successo che nella seconda chiusura è stato dato un ultimatum, per mettersi in regola con le normative di sicurezza. In tanti hanno investito, e poi non hanno potuto restare aperti. Faccio fatica a comprendere questo tipo di scelta da parte del governo. So che alcune attività hanno ricevuto i ristori, ma con cifre non all’altezza delle risorse spese. E comunque non sono arrivati a tutti. Soprattutto, però, c’è stato un problema di non chiarezza nella comunicazione”.

Le critiche obiettive alla sua sinistra e ai grillini

Il campione olimpico, plurimedagliato a livello internazionale, non ha peli sulla lingua nei confronti di quel governo che inizialmente aveva sostenuto. “Nonostante la difficoltà che chiunque avrebbe avuto in un momento del genere, bisogna dirlo: ci sono stati errori. Sono appassionato di politica, come normale ho delle idee, ma qui non è questione di parte. Vado sul concreto, se vuole”.

I soldi promessi, questo il punto, non sono mai arrivati o solo in parte. “Porto l’esempio del mio albergo-ristorante: come è facile immaginare è l’attività che ha risentito di più delle chiusure. Se in media le mie società hanno perso il 60%, l’agriturismo ha accusato maggiormente: prenotazioni cancellate, struttura ferma. Ho chiesto i ristori, e i primi sono arrivati. Una piccola somma, irrisoria rispetto al fatturato perso. Ma so dare il giusto valore ai soldi: i miei genitori sono una casalinga e un muratore che hanno fatto di tutto perché i propri figli realizzassero le proprie passioni. Quindi: anche se poco, quel denaro è servito. Sto però poi semplicemente ai fatti: il ministro dell’Economia Gualtieri ha assicurato che entro metà novembre chi avesse già ricevuto quella prima tranche avrebbe visto accreditate in automatico le altre compensazioni, maggiorate addirittura del 100-200%. Io il giorno 15 del mese sono andato a controllare, perché ne avevo bisogno, ma nulla. In realtà a oggi ancora non ho visto niente. Io mi fido e aspetto. E ho meno necessità di altri: non sono facoltoso, ma ho le spalle coperte ancora per qualche tempo. Ma c’è chi ha davvero necessità di ricevere quanto promesso, e in fretta. Perché rischia grosso”.

 

 

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