Giorgia Meloni asfalta Di Maio: “Chi ama la Nazione non difende la poltrona come te”

martedì 26 Gennaio 16:01 - di Alberto Consoli

A proposito di chi ha a cuore la Nazione e il futuro degli italiani, Giorgia Meloni dà un lezione niente male a Luigi di Maio. Una lezione di democrazia. Infatti il ministro degli Esteri grillino proprio pochi minuti prima aveva twittato in modo tronfio:” E’ il momento della verità. In queste ore capiremo chi difende e ama la Nazione e chi invece pensa solo al proprio tornaconto”.

Giorgia Meloni risponde a di Maio

Derubricare come “tornaconto” chi auspica di poter ridare la parola al popolo tramite elezioni è patetico. Lo è ancor più dipingere l’attaccamento alla poltrona fino a fine legislatura come vorrebbe il M5S come “amore” per l’Italia. Per cui ,prontamente, Giorgia Meloni “corregge” l’improvvido ministro degli Esteri: “Luigi, chi difende la nazione chiede ai suoi cittadini cosa vogliano fare. Chi si arroga il diritto di saperlo per mantenere la poltrona, invece, si sta occupando solo del tornaconto personale”.

Meloni: “Luigi, chi difende la Nazione…”

Insomma il patetico tentativo di rovesciare l’ordine delle cose è francamente irricevibile. Come lo erano i suoi precedenti tweet. di Maio ieri scriveva: “Il Paese sta attraversando uno dei momenti peggiori di sempre a causa della pandemia; e si ritrova in una crisi di governo assurda per colpa degli egoismi di qualcuno. Ora serve compattezza”. Compattezza per cosa?

“Il tornaconto è solo tuo”

Per proseguire con giochini di Palazzo e coprire questo governo di sbandati? “L’Italia rischia di essere esclusa dai giochi olimpici di Tokyo 2021”- aveva scritto la leader di FdI. – Le imprese sono in ginocchio e i ristoratori manifestano in piazza.  L’Europa bacchetta l’Italia per i ritardi sul Recovery Fund”. Dove sta l’amore per l’Italia in questo elenco disastroso frutto di incapacità? Dunque di quale tornaconto parla Di Maio? Del suo e dei compagni di governo. Che passano  l’intera giornata a occuparsi di beghe di Palazzo. Conte sì, Conte no, Conte ter”. E domani, chissà.

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