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Politica

Bonafede, la pietra dello scandalo. Ecco tutte le gaffe e gli errori madornali che ha commesso

28 gen 2021 di Giorgia Castelli

Legati a doppio filo. Eccolo Alfonso Bonafede, il ministro della Giustizia che ha rovinato Conte. Il premier per salvare il suo discepolo ha preferito rassegnare le dimissioni. Il nodo della vicenda è tutto nella relazione di Bonafede sulla giustizia che conti alla mano non sarebbe passata al Senato. La relazione è arrivata ieri sera in Parlamento. Doveva essere oggetto di scontro, ma visto che il governo è dimissionario, Bonafede ha potuto depurare il testo di ogni riferimento politico. In sostanza, si tratta di una relazione burocratica senza alcun commento.

La relazione di Bonafede, che cosa contiene

La relazione così è diventata asettica. Come anticipato da Repubblica, vengono elencati i processi arretrati nel civile e nel penale, le prescrizioni maturate. E poi le leggi presentate in Parlamento, in particolare la riforma del processo penale e quella del processo civile, nonché le nuove norme sull’ordinamento giudiziario e sulla riforma del Csm. La relazione contiene anche le previsioni, fatte dal governo Conte bis, sui fondi del Recovery plan per la giustizia. Si tratta in sostanza di quei 2,7 miliardi di euro che dovrebbero permettere di assumere 1.600 nuovi magistrati ordinari e 16 figure ausiliarie.

La carriera del ministro Bonafede

Il cammino per il ministro grillino in questi due anni è stato piuttosto accidentato. Più volte è stato battuto in commissione. Come ha ricordato il Giornale, ha dovuto ingoiare l’elezione del renziano Catello Vitiello alla presidenza della commissione Giustizia. Anche se poi il deputato di Italia Viva si è dimesso. È riuscito ad accontentare i 5S e incassare l’abolizione della prescrizione dei reati. Un tema bollente che il Pd aveva contestato duramente quando era all’opposizione, ma che ha dovuto accettare suo malgrado quando è entrato nel governo coi 5S. Ma i tempi sono cambiati, Bonafede ha commesso più di un passo falso che ha creato un certo imbarazzo anche all’interno della stessa maggioranza. Basti pensare al  pasticcio sulle scarcerazioni.

Le gaffe del ministro

Sono numerose le gaffe del ministro. Ecco quelle più clamorose. Nel dicembre 2019, ospite della trasmissione Porta a Porta, Bonafede parlando della riforma della prescrizione, disse che un reato diventa colposo quando non si riesce a dimostrare il dolo. «I reati dolosi non sempre sono facilmente dimostrabili e quindi diventano colposi, con una conseguente riduzione dei tempi della prescrizione». Un errore madornale. Bonafede poi su Fb aveva cercato di chiarire il senso delle sue parole. «… Alcuni addetti ai lavori preferiscono dedicarsi al taglio di 10 secondi di un’intervista serratissima durata 1 ora e 10 minuti per sottolineare l’oggettiva scorrettezza giuridica di una mia frase». Dopo le dichiarazioni di Bonafede, il consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo aveva chiesto le «immediate dimissioni» del ministro. Le sue affermazioni, ha scritto in una nota, «sono del tutto errate dal punto di vista tecnico-giuridico».

«Gli innocenti non finiscono in carcere»

Poi c’è un altro errore clamoroso. Era il gennaio 2020. Il ministro Bonafede ad Otto e mezzo affermò che «gli innocenti non finiscono in carcere». Anche questa volta scoppiarono feroci polemiche. Critiche anche dalla giornalista de La7 Gaia Tortora, figlia del conduttore Enzo che fu incarcerato per un errore giudiziario. Bonafede si difese: «Ho specificato che gli “innocenti non vanno in carcere” riferendomi evidentemente e ovviamente, in quel contesto, a coloro che vengono assolti (la cui innocenza è, per l’appunto, “confermata” dallo Stato)».

“Svuotacarceri”

Il ministro era finito nell’occhio del ciclone per aver inserito nel decreto “Cura Italia” una sorta di “svuotacarceri  dando così la possibilità ai detenuti che avessero ancora 18 mesi di carcere di scontare la propria pena con i domiciliari. Anche questa volta era successo il pandemonio. Altra furiosa polemica era scoppiata anche dopo le dichiarazioni del pm Nino Di Matteo nel corso di una puntata di Non è l’arena.

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