L’ex Pci Pietro Ichino: «Il dipendente non si vaccina? Il licenziamento è sacrosanto»

martedì 29 Dicembre 14:36 - di Riccardo Angelini

Rischia davvero di prendere una brutta piega il dibattito sul vaccino anti-Covid. Perché le posizioni ragionevoli sembrano destinate a soccombere dinanzi al divampare delle certezze intolleranti. Questo vale per i no vax, per gli scettici del vaccino ma vale anche per i rigoristi che vorrebbero da subito imporre l’obbligo dell’iniezione per sconfiggere il coronavirus.

Pietro Ichino: se non ti vaccini niente lavoro

Prendiamo l’intervista odierna di Pietro Ichino, giuslavorista che viene dalle file del Pci, poi approdato alla lista Monti, al Corriere della sera. Ichino sostiene che l’obbligatorietà del vaccino è prevista dal Codice civile perché il datore di lavoro deve imporre le misure necessarie a salvaguardare la salute dei dipendenti. E perciò, se il dipendente rifiuta, è giusto licenziarlo.

Basta un articolo del Codice civile

O ti vaccini o ti licenzio?, chiede la giornalista e Ichino risponde: “Sì. Perché la protezione del tuo interesse alla prosecuzione del rapporto cede di fronte alla protezione della salute altrui“. Né per lui sarebbe sufficiente l’uso di mascherine e il rispetto del distanziamento. “Finché non c’è la possibilità di vaccinarsi, sono le uniche misure di sicurezza possibili – dice Ichino – Ma dal momento in cui la scienza e l’esperienza indicano la vaccinazione come misura più sicura, anche questa può essere imposta: come può essere imposto a chi va in moto di non bere troppo alcol”.

Il datore di lavoro può licenziare per tutela della salute

Secondo Ichino non è necessaria neanche una legge ad hoc, basta l’articolo 2087 del Codice civile: “Finché c’è un rischio apprezzabile di contagio il datore di lavoro può condizionare la prosecuzione del rapporto alla vaccinazione. E altrettanto possono fare le compagnie aeree, i titolari di ristoranti, o di supermercati”.

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