Covid, il saturimetro: perché è importante averlo e quando bisogna usarlo. I test sotto sforzo

mercoledì 2 Dicembre 9:03 - di Paolo Sturaro
saturimetro

Importanti “istruzioni” arrivano per il saturimetro (o pulsossimetro). Il suo utilizzo può infatti ridurre gli accessi potenzialmente inappropriati ai servizi di pronto soccorso degli ospedali. Tra l’altro, identifica prontamente i pazienti che necessitano di una rapida presa in carico da parte dei servizi sanitari. A indicarlo è la circolare del ministero della Salute. Riguarda la gestione domiciliare dei pazienti positivi al coronavirus Sars-CoV-2. L’uso di questo strumento per la misurazione dell’ossigenazione del sangue ha un ampio spazio. Si configura come un indice di funzionalità dei polmoni .

Saturimetro, uno strumento da usare bene

«Il monitoraggio delle condizioni cliniche e della saturazione dell’ossigeno – si legge nella circolare – andrà proseguito nel soggetto col Covid per tutta la durata dell’isolamento domiciliare». Questo, in rapporto alle condizioni cliniche e all’organizzazione territoriale. Il paziente dovrà essere istruito sulla necessità di comunicare una variazione dei parametri rispetto al baseline. E, in particolare, dovrà comunicare valori di saturazione di ossigeno inferiori al 92%.

La fornitura di ossigenoterapia domiciliare

Con l’esclusione della necessità di ospedalizzazione, potrà essere attivata – con tutte le valutazioni prudenziali di fattibilità del caso – la fornitura di ossigenoterapia domiciliare». È quanto si legge ancora nella circolare. Che indica anche le principali caratteristiche tecniche dei pulsimetri da utilizzare.

Il test della sedia e il test del cammino

La pulsossimetria domiciliare, si legge nella circolare, «eventualmente complementata da una valutazione sotto sforzo in casi selezionati (ad esempio con il “test della sedia” o con il “test del cammino”), fornisce un’informazione medica di cruciale importanza per identificare la cosiddetta “ipossiemia silente”, cioè la condizione clinica caratterizzata da bassi livelli ematici di ossigeno in assenza di significativa sensazione soggettiva di dispnea e di rilevazione di segni di iniziale impegno respiratorio tipica di Covid-19 e il conseguente rapido peggioramento clinico del paziente». Per converso, «valori normali della pulsossimetria forniscono un’informazione affidabile e quantitativa in grado di rendere più sicura la gestione domiciliare».

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