Meloni replica a Repubblica: non mi convincono i diktat dell’eurosistema

mercoledì 25 Novembre 18:59 - di Giorgia Meloni

Riceviamo e pubblichiamo di seguito la replica che Giorgia Meloni ha mandato a Repubblica dopo l’editoriale pubblicato lunedì da Ezio Mauro che le chiedeva cosa pensasse della posizione di Polonia e Ungheria sul Recovery Fund. 

Caro Direttore,
ho letto con attenzione e un po’ di stupore l’editoriale di Ezio Mauro che parla del “veto alla democrazia” che Ungheria e Polonia avrebbero posto in Europa sul Recovery Fund.
L’ex direttore del Suo quotidiano mi chiama in causa definendo la mia presa di posizione un “concorso furioso” a difesa di Orban e Morawiecki e dice ai suoi lettori che io non avrei risposto ad una “semplice domanda”: essere favorevole o contraria allo Stato di diritto come “tutela della democrazia”.

Ammetto che mi capita talvolta di non riuscire a leggere i quotidiani e approfondirli come vorrei. Scopro però di essere in buona compagnia: nemmeno Ezio Mauro, evidentemente molto preso dall’analisi geopolitica e valoriale di Usa ed Europa, trova il tempo di sfogliare i giornali italiani. Bastava farlo nelle ultime ore e avrebbe scoperto che alla sua “semplice domanda” ho già risposto sul Foglio, che aveva già fatto analoghe “semplici domande”. E sarà mia premura allegare a questa lettera che le invio quanto già scritto al Foglio. Certo, posso immaginare lo sconforto del quotidiano fondato da Giuliano Ferrara a non poter annoverare tra i suoi lettori anche l’ex direttore di Repubblica, ma sono certa che tra intellettuali prevarrà la comprensione.

In ogni caso, rispondo di nuovo alla domanda di Mauro: ritengo giusto quanto previsto dall’art. 7 del Trattato sull’Unione Europea e sottoscrivo il principio lapalissiano che Stati autoritari e totalitari non possano far parte dell’Unione Europea. Non ne risultano, infatti, tra gli Stati membri della UE.  Mi permetto però di rivolgere io una domanda a Ezio Mauro: cosa vuol dire, esattamente e con certezza, la definizione di “Stato di diritto” come la interpreta lui?

Lo chiedo perché su questioni così importanti dovrebbero esserci delle definizioni giuridiche certe e puntuali e un organo giudicante terzo e imparziale. Usare i termini “Stato di diritto” senza definirne i contorni, dando per scontato che a giudicare l’eventuale violazione saranno i soliti noti del mainstream, è un’operazione che conosciamo bene e che abbiamo già visto più volte con la strumentalizzazione ideologica dei termini “hate speech” e “fake news”.

Trovo indegno della civiltà europea la minaccia messa in atto di negare le risorse necessarie a contrastare una pandemia in corso a quei governi che non accettano una generica clausola di asservimento all’eurosistema.

Non sfugge ad alcuno che la conseguenza di tutto questo sia la possibilità di utilizzare un domani la clava dello “Stato di diritto” anche nei confronti dell’Italia, ovviamente quando al governo non ci sarà più la sinistra ma un Esecutivo di centrodestra eletto dal popolo, e che avrà tra le sue priorità la difesa delle radici classiche e cristiane dell’Europa, la tutela della famiglia naturale, la lotta all’immigrazione illegale di massa e un riequilibrio dei poteri dello Stato che rimetta al centro della dinamica democratica la volontà popolare.  Sono questi i termini reali della questione e sono certa che lo sappia benissimo anche chi, in modo pretestuoso, racconta una storia diversa.

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