Dodicenne in rianimazione per il Covid, è il primo bimbo così grave: salvato al Meyer di Firenze

martedì 24 Novembre 13:47 - di Carlo Marini
dodicenne Covid

Un dodicenne fiorentino ha rischiato la vita per le complicanze determinate dall’infezione da Covid ma è stato salvato grazie il lavoro di una equipe multidisciplinare dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Ora, dopo quattordici giorni trascorsi in rianimazione e una degenza nel reparto di pediatria, il piccolo paziente ha potuto fare ritorno a casa, finalmente guarito.

Il dodicenne grave per il Covid

È la prima volta, dall’inizio dell’emergenza epidemiologia da Covid, che il personale sanitario del Meyer si trova a fronteggiare un caso di tale gravità: di solito, infatti, il virus colpisce in modo più lieve bambini e adolescenti. Nel caso del dodicenne, invece l’infezione ha scatenato un gravissimo quadro infiammatorio, che in termini tecnici è definito Pims: una sindrome di infiammazione multi-sistemica correlata all’infezione da Sars-Cov-2 identificata nell’età pediatrica.

Si tratta di una sindrome infiammatoria, provocata da una vera e propria tempesta di citochine, proteine che regolano la risposta immunitaria dell’organismo e che sono responsabili di una delle complicanze più temute di questa infezione. Una condizione del tutto imprevedibile e inaspettata, anche perché il paziente non soffriva di alcuna patologia pregressa.

Intervento provvidenziale all’ospedale pediatrico fiorentino

Il ragazzino è arrivato al Meyer trasferito dal pronto soccorso di un altro ospedale: un quadro di shock con insufficienza renale ha convinto i medici che lo avevano in cura a disporre con urgenza il trasferimento presso la rianimazione dell’ospedale pediatrico fiorentino. Al Meyer è arrivato cosciente, ma l’aggravamento delle sue condizioni è stato improvviso e rapidissimo.

Le sue condizioni sono apparse subito gravissime. Infatti, ha registrato la presenza di un’insufficienza multi-organo che ha compromesso prima la funzionalità dei reni. Quindi del sistema cardiocircolatorio, dei polmoni e dell’apparato gastroenterico. Gli operatori della Rianimazione hanno subito intubato il bambino. Supportandolo, in tal modo, nelle sue funzioni vitali.

Quale tipo di patologia

Al lavoro, oltre agli specialisti delle cure intensive, un team multidisciplinare composto da infettivologi, reumatologi, cardiologi e nefrologi. Per giorni si è temuto il peggio, anche perché le condizioni del paziente non davano segni di miglioramento. Non è stato facile mettere a punto una terapia adeguata. Questo, anche per la mancanza di una casistica pediatrica sufficientemente ampia. Così da fornire indicazioni univoche e sicure sulla cura da adottare. In questo senso si è rivelata utile l’appartenenza a network nazionali e internazionali. Nonché il confronto tra specialisti pediatrici. Infatti, con l’espandersi dell’epidemia, hanno condiviso le loro conoscenze. Nel caso del bambino, è stato efficace l’utilizzo di un farmaco inibitore della Interleuchina-1, di solito usato in gravi patologie autoimmuni, insieme ad altre terapie anti-infiammatorie (immunoglobuline e cortisone).

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