Covid, ecco che cosa fa aumentare il numero dei morti e perché in altri Paesi ci sono meno vittime

domenica 29 Novembre 10:32 - di Milena Desanctis
mortalità

Perché i Paesi asiatici stanno superando il mondo occidentale nel controllo della pandemia di Covid-19? A chiederselo è un gruppo di scienziati italiani dell’Irccs San Raffaele di Milano e università Vita-Salute. In uno studio condotto con colleghi russi provano a dare una risposta sul perché, anche in termini di mortalità, ci siano queste grandi differenze che sembrano premiare l’Oriente. A pesare potrebbero essere più fattori. Ecco quali sono secondo gli esperti: età media delle popolazioni, cultura ed esperienza passata con emergenze di questo tipo. Persino fumo e Dna potrebbero giocare un ruolo. Non solo il lockdown, riflettono gli autori.

Coronavirus, lo studio

«È improbabile che le strategie di lockdown siano implicate in queste differenze. Sono state applicate in tutto il mondo con tempi e modalità simili. Inoltre, secondo i dati di “Google Mobility Trends”, le interruzioni della vita normale sono state ancora meno severe in ​​Asia che in Europa e in America». E poi ancora: «D’altra parte, l’analisi delle differenze nelle caratteristiche della popolazione, nella storia recente e nel comportamento sociale può spiegare questa tendenza». Primo autore dello studio è Giovanni Landoni dell’Anestesia e rianimazione del San Raffaele. Autore senior è il primario dell’Irccs e prorettore dell’ateneo Vita-Salute Alberto Zangrillo.

I tassi di mortalità

Il lavoro pubblicato su “Pathogens and Global Health”  è stato rilanciato sui social da vari “influencer” scientifici, fra cui il virologo Burioni. I tassi di mortalità da Covid-19, riportano gli esperti, «non sono uguali tra i diversi Paesi. E vanno da meno di un decesso per milione di abitanti registrato a Taiwan, Vietnam e Thailandia fino a 1.112 morti per milione in Belgio». La differenza nella mortalità media per milione è «notevole tra i Paesi asiatici ed europei (2,7 contro 197 decessi per milione di abitanti)». Emerge anche che più tardi un determinato Paese è stato colpito dall’epidemia, più lieve è stato l’impatto sulla mortalità durante i primi 50 giorni.

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