Roma, ai renziani piace Calenda candidato sindaco. Il Pd lo stronca: «È narciso come Dibba»

venerdì 9 Ottobre 17:34 - di Giacomo Fabi
Calenda

Il renziano Roberto Giachetti assicura che a candidarsi a sindaco di Roma Carlo Calenda «ci sta pensando seriamente». «Sarebbe una manna dal cielo», aggiunge un altro renziano come Davide Faraone. «Può aggregare i riformisti»,  incalza infine Marietta Tidei che Italia Viva la rappresenta nel consiglio regionale del Lazio. Fosse per gli uomini e le donne dell’ex-Rottamatore, Calenda starebbe già in campagna elettorale a dare filo da torcere a Virginia Raggi, alleata di governo ma di certo non nella corsa al Campidoglio. A sentire chi s’intende di cose romane, tra i due, cioè tra il leader di Azione e la sindaca uscente, non v’è partita: stravince il primo. E lui potrebbe anche cedere accantonando progetti nazionali con grande sollievo di Renzi, che ne è insidiato elettoralmente, e di Zingaretti, che né politicamente infastidito.

Calenda sull’ipotesi Sassoli: «Ao’ Pd, e le primarie?»

Per entrambi sarebbe come prendere due piccioni con una sola fava: vincere a Roma liberandosi di un guastafeste. Ma non è facile. Almeno per Zingaretti. I rapporti tra Pd e Azione restano tesi. Lo dimostra il botta e risposta a colpi di tweet consumato in queste ore da Calenda e il Pd romano. Ad innescare la miccia, un titolo del Corriere.it («Il groviglio Campidoglio. Il Pd a caccia di un big, le pressioni su Sassoli per evitare le primarie»). «Ma queste primarie non erano fondamentali? Ao’, Pd», ha tuittato l’ex-ministro. «Ma Calenda vuole fare il sindaco di Roma o dividere il Pd?», replica Andrea Casu a nome del partito capitolino. Una risposta che lascia comunque intravedere una strategia in atto per catturare Calenda.

I dem: «L’ex-ministro pensa che al mondo esista solo lui»

Probabilmente non compresa o non condivisa da un piddino di peso come Andrea Romano. A Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, non usa infatti mezze misure per commentare la possibile candidatura di Calenda al Campidoglio. Prima lo stronca paragonandolo a Di Battista («è di quelli che pensano esistono solo loro nel mondo»), accusandolo di confrontarsi solo «col proprio ego» e poi negando il leader di Azione sia «l’unica speranza» per il centrosinistra a Roma. «Ma ci mancherebbe altro – risponde -. Calenda è l’unica speranza per se stesso. Vuole candidarsi? Faccia le primarie». Neanche il confronto con la Raggi salva Calenda. Ecco la risposta di Romano alla richiesta di scegliere tra lui e lei: «Come dire meglio mangiare questa minestra o buttarsi dalla finestra».  

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