L’appello dei medici: «State a casa il più possibile». Nuova strategia per i pazienti fragili

sabato 17 Ottobre 9:06 - di Liliana Giobbi
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Con l’innalzamento rapido dei casi «occorre cambiare strategia di attacco al virus. Serve ad esempio una “guerra” casa per casa. Andare a stanare i contagi asintomatici sul territorio e migliorare nel tracciamento». Lo afferma Pierluigi Bartoletti, segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) del Lazio. «Se non riusciamo a correggere la tendenza, è chiaro che non si può escludere il rischio coprifuoco per Roma».

I medici di famiglia: «I rischi sono grossi»

«A livello nazionale siamo passati di colpo da 8mila casi di Covid-19 a 10mila», avverte allarmato Bartoletti. «Se si alza l’onda rischiamo di avere gli ospedali intasati. Occorre quindi cambiare strategia velocemente, senza ansia. Ma bisogna mettere in campo le armi migliori. Ad esempio, serve contenere nel modo più serrato l’argine sul territorio. E cioè evitare che i pazienti più fragili vadano al pronto soccorso. Per farlo dobbiamo andare noi da loro. Se positivi tracciare rapidamente i contatti e tamponare immediatamente anche loro. Nelle maglie di questa rete non devono esserci buchi altrimenti rischiamo altri focolai».

«Restare a casa il più possibile»

«Più aumentano i contagi, più si diffonde il virus». Lo afferma all’Adnkronos Salute Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo). «Questo rischio è maggiore nei luoghi affollati. Quindi occorre ridurre le azioni sociali che non sono necessarie e stare a casa il più possibile».

I medici e le misure inefficaci

«La situazione epidemiologica ci dice che non bastano più le misure fin qui adottate (il distanziamento sociale, l’uso della mascherina, l’igiene delle mani). Serve la consapevolezza che dobbiamo stare lontani dai luoghi affollati e frequentati da persone che non conosciamo. Siamo in una fase in cui il contact tracing non è più sufficiente. Qualsiasi persona potrebbe essere contagiosa inconsapevolmente. Dobbiamo tornare al senso di responsabilità che ha caratterizzato la prima fase», conclude Anelli.

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