Casini: «Conte non può chiamare Salvini e Meloni cinque minuti prima di una conferenza stampa»

venerdì 30 Ottobre 9:49 - di Massimo Baiocchi
Casini

«Vorrei più iniziativa da parte di Conte. Il premier sarà giudicato per come supera questa fase. E per la capacità che avrà di coinvolgere l’opposizione». Lo afferma l’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, in un’intervista al Messaggero. JChi ha più responsabilità ha più doveri.. Se, nei prossimi giorni, il governo e i partiti che lo sostengono non lasceranno cadere nel vuoto gli appelli all’unità nazionale del Capo dello Stato, l’opposizione farà fatica a dire di no. Se però la consultazione si limita a chiamare i leader del centrodestra cinque minuti prima di una conferenza stampa, allora non ci siamo».

Casini a favore del tavolo permanente

«Serve un tavolo permanente tra maggioranza e opposizione. Si parla sempre della necessità di procedere assieme nei momenti di emergenza. Se non ora quando?», domanda il senatore centrista. «Noi invece continuiamo a dare uno spettacolo pessimo, quello di uno sfogatoio in Parlamento e nei talk show». Sembra che «la prospettiva di guadagnare l’1% sia più importante dell’impegno di salvare il Paese». A parere di Casini, «gli unici che autenticamente parlano di rapporto tra maggioranza e opposizione sono Zingaretti, Renzi e Berlusconi. Gli altri fanno i pesci in barile».

«I nodi sono venuti al pettine»

Di conseguenza, nell’attesa che dalle parole si passasse ai fatti, «i nodi sono venuti al pettine. E naturalmente hanno preso il via le manifestazioni di malumore delle categorie. Molti vanno capiti. Se uno ha speso migliaia di euro per organizzare il ristorante garantendo il distanziamento sociale e oggi si trova a dover chiudere, è chiaro che non possono bastargli le promesse di indennizzo».

Casini sulle proteste di piazza

«Ma alle rimostranze dei lavoratori onesti», ha continuato l’ex presidente della Camera, «si aggiungono le manifestazioni fomentate dalla criminalità (vedi la camorra a Napoli) o dai cosiddetti disoccupati organizzati. Che sono sempre sul piede di guerra quando c’è da soffiare sul disagio sociale. La situazione è esplosiva» , ha concluso Casini. «A questo si somma una prospettiva devastante. E cioè il rischio che di qui a poco i contagi raddoppino con la conseguenza che la pressione sul sistema sanitario diventi ingestibile».

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