Bertolaso: «L’ospedale Fiera ora è disposizione di tutti. Agli italiani non è costato neppure un euro»

19 Ott 2020 14:22 - di Milena Desanctis
Bertolaso

Guido Bertolaso in un’intervista a Libero osserva che l’Ospedale in Fiera da lui realizzato potrebbe avere un ruolo essenziale in questa seconda ondata. «Numerosi colleghi mi stanno chiamando in queste ore per denunciare una condizione già complicata dal punto di vista sanitario. Gli ospedali sono sotto stress, molti medici si stanno ammalando, si va verso una situazione serissima». E poi ancora.  «Ho l’impressione – aggiunge – che se il presidente della Regione Lombardia fosse stato l’emiliano Stefano Bonaccini quasi nessuno avrebbe aperto bocca per contestarne la funzione, anzi ci sarebbero stati grandi elogi».

Bertolaso: «Una realtà per tutti gli italiani»

Critiche a parte, Bertolaso rivendica il fatto che, grazie alle donazioni, «abbiamo costruito un ospedale gratis, senza pesare sulle tasche dei cittadini, e adesso quella realtà è a disposizione di tutti gli italiani per le necessità della seconda ondata. Un Hub nazionale pronto a ricevere pazienti con elicotteri e ambulanze. Come un estintore che sta lì in caso di emergenza, una valvola di sfogo fondamentale per salvare un sacco di vite non soltanto in Lombardia».

Bertolaso passa a parlare della carenza del personale ospedaliero, «un problema cronico da anni in tutta Italia. Se lei va sul sito dell’Ente Fiera Milano, può ancora ascoltare il mio appello ai medici italiani lanciato al secondo giorno di costruzione dell’ospedale. Dicevo: venite qui a Milano; ho bisogno di voi per attrezzare la struttura. Io già pensavo di predisporre una pianta organica a sé stante e che, una volta calmierata l’emergenza, potesse essere spalmata altrove. In un Paese dove certo non c’è inflazione di medici. Non serve una laurea in ingegneria o un premio Nobel per capire queste cose».

«Alleggerire i reparti Covid»

«Oltretutto – prosegue – ci sono altri due temi da considerare. Primo, che gli ospedali italiani dovrebbero alleggerire prima possibile i loro reparti Covid e distribuire i malati per curarli meglio. Spesso ciò non avviene per ragioni economiche. Il drg (Diagnosis related groups) riconosce 2.000 euro al giorno per ogni paziente di Covid-19. Un ospedale con 100 malati di Covid in reparto riceve dalla propria Regione, e quindi dallo Stato, 200.000 euro quotidiani. Come si può pensare che spontaneamente i vari ospedali si privino di malati di Covid per mandarli altrove? Secondo, l’intero sistema sanitario rischia di non reggere in modo omogeneo alla seconda ondata anche perché c’è un evidente squilibrio nella distribuzione dei medici provocato dalle scelte governative. A marzo, la Protezione civile ha assunto in fretta e furia medici e infermieri da dirottare verso le zone rosse del Nord. Ognuno di questi medici guadagnava 300 euro al giorno, più vitto e alloggio pagato, contro una media nazionale di 100 euro al giorno. Risultato: una fuga di personale sanitario che ha depauperato le altre Regioni, mettendo in seria difficoltà le strutture del centrosud».

Bertolaso contro i Dpcm

«Devo rilevare che il sistema sanitario – continua Bertolaso – a voler essere ottimisti, ha un’autonomia di due mesi. Noi italiani ci siamo comportati abbastanza bene e possiamo reggere tutto, anche altre chiusure. Ma se gli ospedali tornano nelle condizioni di marzo scorso, con i pochi medici e infermieri disponibili che peraltro vengono chiamati “eroi” e non percepiscono un euro in più rispetto a prima della pandemia, c’è da essere preoccupatissimi. Oggi il governo continua a incorrere nello stesso errore. Sforna Dpcm sempre più restrittivi che sono un segnale di una resa di fronte all’epidemia dilagante. Imponendo chiusure progressive con pesantissime conseguenze economiche sulla società. Mancano le contromisure propositive! Dov’è la soluzione se mi chiudi dentro casa ma poi mi costringi a dieci ore di fila per fare un tampone?».

«Bisognava fare 60 milioni di tamponi»

E poi ancora. «E perché ancora oggi c’è un sostanziale disallineamento tra le Asl e gli ospedali? Perché gli organici sono ancora insufficienti. Invece di rincorrere il virus. Bisognava subito controllare a tappeto la situazione epidemiologica con l’obiettivo di fare 60 milioni di tamponi, uno per ogni italiano. Non mi si venga a dire che non si poteva fare. I tamponi e i reagenti oggi te li tirano dietro e li fabbricano almeno 50 aziende, non come in primavera quando c’era un solo modello cinese».

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