Bassetti: «Il Dpcm non va, troppi gli errori. Ci vogliono meno divieti e più chiarezza»

martedì 13 Ottobre 14:18 - di Redazione

“Nell’ultimo Dpcm ci sono molte cose che potevano essere fatte in maniera diversa”. Parola di Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del  San Martino di Genova. Ancora una volta il giudizio dell’infettivologo sulle azioni del governo è negativo.

Bassetti: “Il Dpcm non va. Troppi errori”

Si è voluto colpevolizzare i contagi che provengono dalle persone che fanno vita notturna o vanno al bar. E questo è sbagliato. Dalla mia esperienza in reparto vedo pochissimi di questi casi.  Mentre vedo molti anziani che vengono contagiati in altri luoghi, come le Rsa. Il virus circola”!, spiega il medico, “ma dare la colpa sempre a qualcuno, punendolo, è un modo sbagliato di intervenire. Meglio meno obblighi e più rassicurazioni”.

“Servivano misure decise sui trasporti pubblici”

Per Bassetti servivano misure più decise, ad esempio, sui trasporti pubblici. E meno paletti sulla vita delle persone. “Sui trasporti un maggior distanziamento sui mezzi. Sul versante delle feste in casa bastava dire di fare attenzione se ci sono persone anziane. E non stabilire un massimo di persone. Un conto è dire che non puoi far entrare 6 persone in una casa piccola, altro è in una abitazione più grande e con spazi all’aperto. Va bene che bisognava dare un segnale perché c’è stato un aumento dei casi, quindi bene la scelta dell’obbligo delle mascherine che va in quella direzione e ha trovato la comunità scientifica unita, ma su altre scelte andava fatto un lavoro diverso”.

“Punire non serve. Occorrono più spiegazioni”

Il governo non brilla neppure per chiarezza. “L’impostazione di punire e puntare il dito non serve. Occorrono più spiegazioni e meno divieti”, suggerisce il medico che chiede unità e non il muro contro muro. “Entrare in casa per controllarti – spiega – crea blocchi contrapposti che non servono a nessuno”. Anche sul terreno degli stadi la confusione è troppa. “Sulla capienza degli stadi si parla di 1000 spettatori al massimo e si sottolinea anche rispetto al 15% della capienza dell’impianto”, spiega. “Ma anche in questo caso: un conto sono 1000 spettatori in 8000 posti, ovvero il 15%, un conto in 80mila. Le distanze tra le persone sono molto diverse. Insomma in questo Dpcm si poteva fare di più sugli stadi. Ad esempio, guardando quello che fanno in Germania dove utilizzano un discorso di capienza diverso”.

 

 

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