Vaccino antinfluenzale, nel Lazio resta l’obbligo. L’allarme dei farmacisti: a noi solo 13 dosi, le scorte in Regione

martedì 15 settembre 17:47 - di Redazione

Il vaccino antinfluenzale nel Lazio resta obbligatorio. E’ stata respinta infatti dal Tar del Lazio la richiesta di annullamento presentata dal Codacons dell’ordinanza della Regione Lazio. Che rende obbligatoria la vaccinazione. Lo riferisce, in una nota, l’assessore alla Sanità dAlessio D’Amato. “L’ordinanza regionale – spiega – richiama le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità. E la prevalenza della tutela della salute pubblica”.

Vaccino antinfluenzale, il Tar conferma l’obbligatorietà

La sentenza del Tar soddisfa l’assessore. In attesa della discussione del merito, “non si interrompe la macchina organizzativa della vaccinazione antinfluenzale. Che quest’anno ha un obiettivo ambizioso. Coprire una fascia di cittadini molto ampia. E anche tutti gli operatori sanitari con un vaccino gratuito e sicuro. Vaccinarsi quest’anno – ha ricordato –  ha una particolare importanza data la pandemia in corso. Una efficace copertura antinfluenzale consente di verificare prima i sintomi del Covid.  Ed evitare inutili assembramenti presso i pronto soccorso”.

L’allarme dei farmacisti: non abbiamo le dosi

Peccato che le buone intenzioni vengano smentite dai fatti. Secondo i calcoli di Assofarm, infatti, le farmacie italiane non potranno disporre di più di 13 dosi. “Colpa” delle direttive della Conferenza Stato-Regioni. Che ha deciso di destinare alla vaccinazione in farmacia solo l’1,5% del totale delle dosi acquistate. Per un totale complessivo di 250.000 dosi. E’ la denuncia di Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm. Che in una lettera inviata al presidente dell’Anci lancia l’allarme.

La salute dei cittadini è a rischio

La quantità destinata al ‘canale’ farmacia – secondo Gizzi – è insufficiente a rispondere alla richiesta di anni ordinari. Ma è da considerarsi  risibile in un autunno del tutto straordinario come questo. “Negli anni passati buona parte delle nostre disponibilità è stata acquistata dalle attività produttive. Come mezzo per contrastare l’assenza per malattia dei loro dipendenti”. Il tempo, spiega il numero uno di Assofarm “è una variabile fondamentale. Perché il vaccino abbia effetto nel prossimo inverno, deve essere somministrato entro il mese di ottobre. “E’ francamente impensabile che i medici di medicina generale possano reggere tale carico di impegno in poche settimane. Allo stesso modo i servizi sanitari regionali, ancora impegnati nelle attività di screening. Pertanto non saranno in grado di somministrare tutte le dosi di vaccino acquistate“.

Il pressing al presidente dell’Anci

“Nelle ultime settimane – si legge nella lettera – le farmacie comunali italiane si sono battute affinché possano contribuire alla
distribuzione massiva del vaccino. Attraverso un coinvolgimento diretto ed attivo del farmacista. Stiamo parlando di una pratica
sanitaria sempre più diffusa nel mondo. Oggi, in tutto il mondo, quasi 1,8 miliardi di persone può rivolgersi alla propria farmacia di fiducia per  proteggersi contro le principali malattie infettive. Perché nel nostro paese ciò non è consentito proprio dagli stessi soggetti che
continuamente si richiamano all’Europa come modello da imitare?”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Emergenza Coronavirus

In evidenza

News dalla politica