Rimpasto, Renzi e Di Maio stroncano l’ipotesi: «Non se ne parla». Zingaretti resta solo

lunedì 14 settembre 17:17 - di Valerio Falerni
rimpasto

Il Pd ne parla ormai come una necessità. Ma è forte il sospetto che la richiesta di rimpasto nel governo serva soprattutto ad uso interno. Una sorta di zuccherino da far ingoiare ad una base disorientata dai cedimenti di Zingaretti al M5S e disorientata dal “” ufficiale al referendum. La paternità dell’idea è tutta del genovese Andrea Orlando. È stato lui a parlare per primo della necessità di un “tagliando all’esecutivo subito dopo le regionali. Ma l’idea è troppo retrò per non incrociare, soprattutto nell’ultima settimana elettorale, una raffica di rifiuti.

Il leader di Iv: «Nessun rimpasto dopo le Regionali»

Il rimpasto è un rito della Prima Repubblica. Il solo evocarlo provoca l’orticaria. Ne ha preso le distanze persino Matteo Renzi, che pure non si tira mai indietro quando si tratta di distillare soluzioni magiche negli alambicchi del palazzo. Solo a maggio parlava di sostituire Conte. Ora invece frena. «Secondo me – ha detto dagli studi di La7 – non ci sarà un rimpasto in caso di sconfitta alle regionali». Quel che occorre, avverte, sono «posti di lavoro, non sottosegretari». Una chiusura netta che ha fatto cadere la cauta apertura («una riflessione va aperta») fatta poco prima, a nome di Italia Viva, dal presidente Ettore Rosato.

Forza Italia: «Soluzione tragicomica»

Il no più pesante (e insuperabile) al rimpasto arriva però da Luigi Di Maio: «Non interessa a nessuno», taglia corto l’ex-capo politico del M5S. «Per quanto mi riguarda – ha aggiunto – siamo concentrati su due cose: il referendum e il Recovery fund». Dal canto suo, l’opposizione si è piazzata sulla riva del fiume in attesa che le elezioni regionali le consegnino il “cadavere” della maggioranza. Ma c’è consapevolezza che neppure una batosta elettorale li convincerà a mollare la presa. «Dopo mesi di richieste di un cambio di passo da parte del governo mai arrivato – ricorda Francesco Paolo Sisto, di Forza Italia -, la maggioranza tira fuori il tragicomico “rimpastino” da Prima Repubblica».

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