Referendum, il “nì” di Berlusconi ora è un “no”: «Questa legge è solo uno spot dei 5stelle»

mercoledì 16 settembre 18:29 - di Valerio Falerni
referendum

Si pronuncia ““, ma si intende “no“. E in prosa sempre meno allusiva e più chiara. Uno sbocco inevitabile ove si consideri il cambio di passo impresso alla campagna elettorale sul referendum. Più l’appuntamento si avvicina, infatti, più si fa forte la tentazione di politicizzarlo. Non vi ha resistito neppure Luigi Di Maio, che ai suoi ha chiesto un “sì” per la «rivincita». Una sbavatura che non è sfuggita al comitato “Di centrodestra e liberi di votare ‘no’ che attraverso il suo coordinatore Mario Landolfi l’ha immediatamente “girata” a Salvini e alla Meloni con il pressante invito a riconsiderare il loro “sì”.

Per il “no” al referendum anche Gasparri e Fedriga

Ma oggi è stato soprattutto il “nì” che s’intende “no” di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere ha riflettuto a lunga sulla scelta da fare al referendum. Oggi ha detto che il taglio del numero dei parlamentari «così come lo vogliono i 5Stelle è solo un atto di propaganda che restringe la rappresentanza democratica, senza portare alcun beneficio». Una stroncatura più che netta, che non mancherà di spostare verso il “no” i forzisti rimasti finora silenti. Chi, al contrario, non ha mai avuto dubbi è Maurizio Gasparri. «La casta – argomenta l’ex-ministro – sono gli ignoranti approdati al governo senza alcuna competenza. Sono Di Maio, Azzolina, Fico e altri incapaci che per la loro palese incompetenza costano ben più del Parlamento. Il No manda a casa gli incompetenti. Basterebbe già solo questo per sceglierlo».

Cgil e Cisl: «Nessuna indicazione, ma taglio non è riforma»

Sempre nel centrodestra, ma sul versante leghista, a smarcarsi da Salvini sul referendum questa volta è Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia. Sul “sì” e sul “no” al referendum s’interroga anche il sindacato. «Nessuna indicazione agli iscritti», premette Annamaria Furlan, leader della Cisl. «Ma – aggiunge – il Paese ha bisogno di atti di riforma più importanti rispetto a un semplice taglio dei parlamentari». Quasi in fotocopia la dichiarazione di Maurizio Landini, capo della Cgil: «Non condividiamo una riforma fuori da un quadro generale». In ogni caso, anche qui nessuna indicazioni agli iscritti. Praticamente, un altro “nì” che s’intende “no”.

 

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