Crisi, Confindustria sferza Conte. Bonomi: «Dal governo ottimismo fuori luogo sul dopo-Covid»

martedì 29 Settembre 18:12 - di Redazione

«Serve un nuovo grande patto per l’Italia». Ad invocarlo, dal palco dell’assemblea degli imprenditori privati, il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Lo immagina come un nuovo sistema di relazioni aziendali capace di dare una spinta alla produttività dell’Italia «dopo 25 anni di stasi». Dentro c’è un po’ di tutto: innovazione, digitalizzazione, formazione.  «Questo – aggiunge – è il fulcro del Patto che chiediamo al governo di scrivere. Con noi e con tutte le parti sociali. Un grande patto». Al premier Conte, presente in sala, Bonomi chiede quello che definisce il «coraggio del futuro». Vale a dire anche l’adozione di «scelte controvento». E anche l’indicazione di «una rotta precisa» per dare significato complessivo alle misure.  Da troppi anni – incalza – in Italia «manca una visione» quando ne servirebbe «una alta e lungimirante».

Bonomi al premier: «Se fallisce sul Recovery, a casa non va solo lei»

Al premier Bonomi ha rinfacciato le parole da lui pronunciate («se sbaglio sull’utilizzo di questi fondi, mandatemi a casa») a proposito del Recovery Fund. «No signor presidente – ha scandito il leader degli industriali – se si fallisce non va a casa solo lei, andiamo a casa tutti». E non per solidarietà con Conte ma perché «il danno per il Paese sarebbe immenso». Infatti, sottolinea: «Non ce lo possiamo permettere». Bonomi ha quindi invocato «un’operazione verità sui conti pubblici». Il tema è sempre quello dell’eccesso di debito pubblico. «Non si scorge ancora una prospettiva solida di interventi che gli dia sostenibilità».

«Forte sfiducia degli italiani»

Ma è la crisi innescata dal virus ad oscurare la prospettiva. «L’ottimismo di un recupero entro due anni e del livello pre-Covid – dice Bonomi – sembrerebbe in larga misura fuori luogo a meno di un forte impulso di investimenti». E i numeri sembrano dargli ragione. Il calo tendenziale dell’occupazione parla di 600mila lavoratori in meno rispetto al 2019.  Ma numeri imponenti sono anche quelli che riguardano gli aumenti degli inattivi (+475mila sul luglio 201). Anche da qui, sottolinea, «si vede la sfiducia degli italiani». Il monito conclusivo è tutto per il governo: «Le ambiguità della politica non devono aggiungere ulteriore incertezza e sfiducia nel Paese».

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