Enrico Ruggeri a muso duro: “La scusa del lockdown serve a tenerci buoni”

sabato 1 agosto 17:00 - di Guido Liberati

Enrico Ruggeri non ci sta. In un’intervista a un sito internet, il cantautore contesta pesantemente la gestione del lockdown per il coronavirus. Lo fa con termini forti. Senza compromessi. Un’intervista, per certi versi, che non si discosta molto dalle critiche di Andrea Bocelli dei giorni scorsi.

“Mi sembra evidente che l’emergenza è stata abbondantemente sfruttata a livello globale da chi ci guida e ci comanda per tenerci buoni e zitti sotto, e gli artisti, in questo, si sono ancora una volta dimostrati tutti molto impauriti e pronti a seguire la scia, ce ne fosse stato uno che, a rischio di prendersi critiche, si sia esposto”. Così Enrico Ruggeri al giornale Tpi. ”Durante le settimane di lock down – prosegue- c’è stata la solita corsa rassicurante a farsi vedere nel gruppo, nel flusso. Nello specifico è stato tutto un #IoRestoACasa, un partecipare a eventi comuni, sempre online, sempre sui social, come sempre impauriti dalla sola ipotesi di non esserci, di perdere consensi, di apparire dissenziente”.

Enrico Ruggeri: “Non ho partecipato al circo”

”Non ho partecipato a questo circo, no. Ho vissuto con difficoltà questo momento nel quale, una società che si vuole vedere e raccontare come evoluta, ha deciso di barattare la libertà con la salute, o, peggio, con una rassicurante idea di salute”, sottolinea Ruggeri, che poi aggiunge: “Pensiamo ai partigiani, quelli per ricordare i quali, il 25 aprile, in tanti hanno cantato Bella ciao dal balcone, perché durante il lockdown usava così, pensi che quei giovani sarebbero andati sui monti a rischiare di morire, in alcuni casi proprio a morire se avessero messo la loro salvaguardia, la loro salute, prima del valore sacro della libertà?”.

“A rischio la nostra libertà, ma non lo capiscono”

“Anche se mi trovassi in punto di morte per Covid-19 sarei disposto a ripetere quanto sto per dire. Ho più volte rischiato la vita negli anni e sono sempre rimasto lucido, come lo sono ora: credo che l’uomo sia per sua natura propenso a ricercare la libertà. Altrimenti saremmo come lo scarafaggio della Metamorfosi di Kafka, un essere che pensava di colpo solo a mangiare e a salvarsi, pronto a nascondersi nel caso si accendesse la luce nella stanza. Noi non siamo fatti così. Siamo uomini. E nello specifico io sono un artista, e l’idea di arte che ho non è certo quella di dover cercare il consenso per il consenso, tanto più se a repentaglio c’è l’idea stessa di libertà”.

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