Draghi parla da premier e spinge sul “debito buono”: «La crescita economica è imperativo»

martedì 18 agosto 14:47 - di Giorgia Castelli
Draghi

«In questo susseguirsi di crisi i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti. Specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più. I sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale. Che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri». Lo dice l’ex presidente della Bce Mario Draghi. Il suo è un lungo intervento  alla cerimonia d’apertura del Meeting di Rimini.

Draghi: «La pandemia minaccia l’economia e la società»

«La società nel suo complesso – scandisce l’ex numero 1 dell’Eurotower – non può accettare un mondo senza speranza. Ma deve, raccolte tutte le proprie energie, e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione». E poi ancora: «La pandemia minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta; diffonde incertezza, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti», ha aggiunto Draghi.

Draghi: «Accettare il cambiamento»

«L’emergenza e i provvedimenti da essa giustificati non dureranno per sempre», ha detto ancora Draghi. «Ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire. Dobbiamo accettare l’inevitabilità del cambiamento con realismo e, almeno finché non sarà trovato un rimedio, dobbiamo adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche». Ma, ha avvertito Draghi, «non dobbiamo rinnegare i nostri principi. Dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento. Altrimenti finiremo per essere controllati dall’incertezza invece di esser noi a controllarla. Perderemmo la strada», ha aggiunto.

«Pragmatismo necessario»

Come ha ricordato l’ex presidente della Bce, «nelle attuali circostanze il pragmatismo è necessario». Con la crisi dovuta alla pandemia c’è stato un «aumento drammatico nel numero delle persone private del lavoro che, secondo le prime stime, sarà difficile riassorbire velocemente». Inoltre, «la chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento hanno interrotto percorsi professionali ed educativi». E «hanno approfondito le diseguaglianze», ha continuato Draghi. Poi ha aggiunto: «La nostra libertà di circolazione, la nostra stessa interazione umana fisica e psicologica sono state sacrificate. Interi settori delle nostre economie sono stati chiusi o messi in condizione di non operare». Poi ha sottolineato: «Nel secondo trimestre del 2020 l’economia si è contratta a un tasso paragonabile a quello registrato dai maggiori Paesi durante la seconda guerra mondiale».

Draghi sulla crescita economica

«Il ritorno alla crescita, una crescita che rispetti l’ambiente e che non umili la persona, è divenuto un imperativo assoluto. Perché le politiche economiche oggi perseguite siano sostenibili, per dare sicurezza di reddito specialmente ai più poveri, per rafforzare una coesione sociale resa fragile dall’esperienza della pandemia e dalle difficoltà che l’uscita dalla recessione comporterà nei mesi a venire, per costruire un futuro di cui le nostre società oggi intravedono i contorni».

E ancora: «Il ritorno alla crescita e la sostenibilità delle politiche economiche sono essenziali per rispondere al cambiamento nei desideri delle nostre società; a cominciare da un sistema sanitario dove l’efficienza si misuri anche nella preparazione alle catastrofi di massa. La protezione dell’ambiente, con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita, è considerata dal 75% delle persone nei 16 maggiori Paesi al primo posto nella risposta dei governi a quello che può essere considerato il più grande disastro sanitario dei nostri tempi».

L’istruzione

Per Draghi «vi è però un settore dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani. Questo – ha detto Draghi – è stato sempre vero ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore. La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento».

Ricostruzione e debito

Ora la ricostruzione sarà «inevitabilmente accompagnata da stock di debito destinati a rimanere elevati a lungo», ha previsto Draghi. Questo debito, sottoscritto da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, «sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi, come investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca, se è cioè debito buono», ha precisato Draghi, secondo il quale «quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia: essa minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta».

E ancora: «Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre».

Riformare la Ue

«Dobbiamo ora pensare a riformare l’esistente senza abbandonare i principi generali che ci hanno guidato in questi anni… Ma il futuro è nelle riforme anche profonde dell’esistente. Occorre pensarci subito». E poi sulla Ue: «È probabile che le nostre regole europee non vengano riattivate per molto tempo e certamente non lo saranno nella loro forma attuale. La ricerca di un senso di direzione richiede che una riflessione sul loro futuro inizi subito».

«La pandemia ha severamente provato la coesione sociale a livello globale e resuscitato tensioni anche tra i Paesi europei. Da questa crisi l’Europa può uscire rafforzata», ha aggiunto. Sottolineando come «l’azione dei governi poggia su un terreno reso solido dalla politica monetaria. Il fondo per la generazione futura (Next Generation Eu) arricchisce gli strumenti della politica europea. Il riconoscimento del ruolo che un bilancio europeo può avere nello stabilizzare le nostre economie, l’inizio di emissioni di debito comune, sono importanti e possono diventare il principio di un disegno che porterà a un ministero del Tesoro comunitario. La cui funzione nel conferire stabilità all’area dell’euro è stata affermata da tempo».

 

 

 

 

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