«Attenti a licei e scuole medie, è lì che ci sono più rischi di contagio»: l’allarme di Guerra (Oms)

sabato 22 agosto 11:58 - di Giorgio Sigona
licei e scuole medie

Bisogna stare molto attenti a licei e scuole medie. Sono quelle le zone a rischio coronavirus. «Attualmente sappiamo che i bambini fino a 10 anni circa si contagiano e hanno una carica virale. Ma sembra che tramettano in maniera inferiore rispetto ai ragazzi di età maggiore». Lo spiega Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità. Però puntualizza che in realtà non disponiamo ancora di conoscenze solide su questo tema.

Licei e scuole medie, la contagiosità

«Per i ragazzi dai 10 ai 12 anni»,  continua Guerra, «c’è una “montata” di contagiosità, fino ad arrivare intorno ai 14-16 dove la carica virale e la capacità di contagiare sono equivalenti rispetto all’adulto. Questo è un elemento importante per le misure di contenimento. Per esempio l’uso di mascherine, distanziamento, cautele con cui bisogna gestire le diverse tipologie di scuola. È evidente che licei e scuole medie rappresentino un rischio maggiore da questo punto di vista, se la ricerca confermerà questi dati. Ma la risposta definitiva sulle indicazioni scientifiche a cui attenersi verrà data da un ampio studio che gli istituti di ricerca americani hanno lanciato. E che si concluderà non prima di dicembre».

Non c’è un protocollo comune europeo

A livello europeo «c’è una diffusa sensibilità, per il tema», spiega. Ma «il problema è sempre lo stesso: non c’è un protocollo comune europeo. E forse sarebbe anche controproducente». L’importante, però, «è che il personale sia preparato, sia supportato. Ci deve essere una distribuzione dei compiti assolutamente chiara su chi fa cosa e una capacità di intervento concertata a livello locale. Perché è questo quello che conta».

Investire sulla preparazione del personale

Resta comunque l’avvertimento, occhio a licei e scuole medie. «Impossibile prevedere situazioni che a livello locale possono essere risolte. Importante, quindi, investire sulla preparazione del personale, sanitario e scolastico. In particolare la medicina generale e la pediatria di famiglia che devono essere, speriamo, i grandi protagonisti di una sorveglianza che deve arrivare a livello domiciliare», sottolinea Guerra.

 

 

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