Covid, perché il governo vuole tenere segreti gli atti del Comitato tecnico scientifico?

venerdì 31 luglio 17:21 - di Eugenio Battisti

Il Comitato tecnico scientifico sull’emergenza Covid è insindacabile. Top secret. Il Consiglio di Stato ha sospeso l’effetto della sentenza del Tar Lazio che consentiva l’accesso ai verbali del Cts. In base ai quali il governo Conte ha adottato i Dpcm. E ha stabilito il termine di 30 giorni entro il quale l’accesso deve essere reso possibile.

Comitato tecnico scientifico, verbali top secret

Il presidente della terza sezione del Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno rinviare la decisione cautelare al collegio. Fissando la camera di consiglio per il prossimo 10 settembre. Con la motivazione di non “pregiudicare definitivamente l’interesse dell’amministrazione”. Che è contraria alla pubblicazione degli atti in attesa della decisione del collegio. La desecretazione dunque è sospesa.

Impossibile, come richiesto dalla Fondazione Einaudi, accedere agli atti secretati in base ai quali il governo Conte ha adottato i Dpcm per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Cioè i pareri utilizzati dal premier per emanare i dpcm di marzo e aprile, quelli del lockdown. Palazzo Chigi non ne vuol sapere. E nei giorni scorsi, tramite l’Avvocatura dello Stato, la Protezione civile ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio. Per non meglio definiti danni all’ordine pubblico a e alla sicurezza.

La richiesta della Fondazione Einaudi

Era stata la Fondazione Einaudi a impugnare il no del governo alla richiesta di accesso civico ai verbali del Cts del 18 febbraio, 1 marzo, 7 marzo, 30 marzo e 9 aprile. Il 23 luglio il Tar Lazio si era espresso a favore della pubblicazione dei documenti entro il 21 agosto. Ma l’avvocatura, nel ricorso contro la sentenza, parla di “danno all’ordine pubblico e la sicurezza. Danni legati alla conoscenza dei verbali del Cts, nella presente fase dell’emergenza. “Sia in relazione alle valutazioni tecniche che agli indirizzi generali dell’organo tecnico”.  Una cautela sospetta. Perché non rendere trasparente quanto è realmente accaduto nella fase dell’emergenza? Secondo gli avvocati della Fondazione l’appello contro la decisione del Tar dimostra la volontà di “non fare sapere agli italiani quali sono le reali ragioni alla base degli innumerevoli decreti del Presidente del Consiglio”

Il governo si trincera dietro i danni all’ordine pubblico

Nella memoria difensiva si fa riferimento “allallarme sociale ingenerato dall’allora paventata chiusura delle scuole”. E alla previsione di limiti ai trasferimenti nel territorio nazionale. E alle problematiche derivate dalla decisione di creare una “zona rossa” in alcune regioni del Nord Italia. Proprio in seguito della diffusione di alcune valutazioni del Comitato tecnico scientifico”. Insomma per Conte è opportuno rinviare il delicato dossier della pubblicazione dei verbali al termine dell’emergenza. Attendere cioè il almeno il 15 ottobre, quando scadrà la proroga dello stato di emergenza.

La Lega: il Parlamento e gli italiani devono sapere

Una decisione che ha fatto infuriare la Lega. Il gruppo del Carroccio al Senato ha scritto alla presidente Casellati perché metta in campo “tutte le iniziative istituzionali necessarie per permettere ai parlamentari di accedere agli atti. Ai pareri e a ogni documento del Comitato scientifico della Protezione Civile. E utilizzati dal presidente Giuseppe Conte per emanare i dpcm”. “Il Parlamento e i cittadini hanno diritto di sapere”, ha detto il capogruppo leghista Massimiliano Romeo. “Ci auguriamo che la nostra iniziativa trovi il più ampio sostegno possibile. Anche da parte di quelle forze di maggioranza che hanno fatto dell’onestà e della trasparenza le loro bandiere politiche e ideologiche”.

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